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Terra
A cura di Lamberto Sposini
Puntata 2 del 11.11.2000
Nemici in casa
Avere il nemico fuori, è nell’ordine naturale delle cose. Averlo sulla soglia di casa è inquietante. Averlo in casa è una sorpresa amara, che ci coglie alla sprovvista, quando ci siamo chiusi la porta dietro le spalle, e ci sentiamo al sicuro. Un viaggio nell’insicurezza attraverso le storie crude e forti di due donne, e attraverso il mondo colorato delle comunità straniere che molti percepiscono come una presenza ostile, in casa nostra. Un viaggio che si conclude in modo meno inquietante in quella sorta di Natale in casa Cupiello che sono le vicende del tormentato ritorno in serie A del Napoli calcio, e che inizia con la cronaca più scottante. Unabomber, il nemico che colpisce a tradimento, mentre facciamo le cose più normali, quotidiane, domestiche: la spesa, o apriamo l’ombrellone in spiaggia.
Il bombarolo del
nord-est
Attenzione, qui parlano due uomini che hanno qualcosa da dire: il giovane professore che ha tracciato, su incarico dei giudici, il profilo psicologico di Unabomber. E l’altro professore, l’insegnante che è stato a lungo sospettato di essere Unabomber. Poi scagionato, ma il nemico invisibile del nordest forse è davvero uno così, uno qualunque, insospettabile. Uno che non ha mai ucciso, ma che si sente forte anche perché sa che potrebbe farlo, e anche questo potere di magnanimità fa di lui un’ombra inquietante, in casa nostra.
I giochi dell’orco
La violenza domestica è sempre più odiosa delle altre, per come si camuffa dietro la rispettabilità di una porta chiusa, in un interno che dovrebbe essere, nell’immaginario collettivo, il luogo della sicurezza, dell’intimità, della familiarità. E peggio ancora quando si presenta nell’angolo che dovrebbe essere il più protetto, in casa: la cameretta dei bambini. Una testimonianza raccolta con misura, dignità e umanità che ne riscattano la scabrosità, da Annalisa Spiezie.
Fuorigrotta fuorigioco
Una Napoli calcistica senza più eroi: non lo è l’allenatore, non lo sono i presidenti, non lo è il suo grande pubblico, non lo sono i giocatori. I vicoli sono senza un re, Napoli non ama più, e la fantasia si esercita solo nel trovare il nemico di turno, il responsabile di un ritorno diverso da quello sognato. Brutta storia, raccontata da Giorgio Terruzzi.

Ma io l’orco
me lo sono inventato

Un vecchio film, che ha generato come rivoli tanti altri film, raccontava la stessa, identica storia, ma raccontata da punti di vista diversi, e la storia finiva per esser completamente diversa. Questa è la vicenda di un orco denunciato e inesistente, e poi difeso dalla sua pretesa vittima. Padre e figlia, una storia doppia.
Nemici di razza
La cronaca, a volte, è schizofrenica. A Treviso gli industriali affermano: abbiamo bisogno di immigrati. Non clandestini, ma immigrati: gli extracomunitari assunti, nel Triveneto, sono più di 200.000. A Trento suscita polemiche la decisione presa dal comune di destinare una parte del cimitero alle sepolture islamiche. Abbiamo bisogno delle loro braccia, ma muoiano a casa loro. Il ritratto di quest’ Italia, di questa nostra casa confusa, contraddittoria, che è ospitale e ostile insieme, che si sente buona e minacciata, o cattiva e debole, è fatto attraverso la moschea che non c’è di Lodi, attraverso il tempio sikh di Novellara, Reggio Emilia, dove gli indiani sono rimasti gli ultimi e gli unici a mungere nelle stalle, attraverso un pezzo di Roma che si scopre cinese, e una periferia della capitale che sa da sempre di essere terra per gli zingari. A firma di Donata Rivolta e Alessandra Buzzetti.
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