ATTUALITÀ MESTIERI DIFFICILI IL PM ANTIABUSI SESSUALI

Orco accusato, mezzo condannato


Dopo l'assoluzione del papà inquisito per pedofilia, «Panorama» scopre che Forno e i suoi periti hanno preso un altro abbaglio. Inchiesta su un magistrato che non interroga gli imputati. E sempre più spesso...


di   
MAURIZIO TORTORELLA
5/1/2001

Qualcosa è andato male anche il 15 dicembre: è stato allora che il giudice Salvini ha archiviato l'altro processo per pedofilia istruito da Forno con l'aiuto dei soliti consulenti. «Di esito completamente negativo o del tutto irrilevanti» scrive Salvini «sono risultate le copiosissime intercettazioni, le perizie mediche, le perquisizioni». Si tratta di tre anni di indagini, di quattro faldoni zeppi di carte, di una spesa, tra perizie e altro, sui 100 milioni. Il gip ricorda anche di aver inutilmente suggerito al pm di interrogare l'imputato. «I magmatici atti processuali avrebbero dovuto suonare come un campanello d'allarme». Purtroppo, anche in quel caso, non è suonato.

Attenti ai soliti consulenti
Marcello Pera: «Negli incarichi ci vuole più rotazione»
«Come dimostra l'ultimo caso del presunto pedofilo, assolto a Milano tra le polemiche dopo 4 anni di calvario, in magistratura vanno reintrodotti i principi di responsabilità e di efficienza, e vanno eliminate alcune gravi incrostazioni».
Marcello Pera, senatore di Forza Italia e probabile ministro della Giustizia in caso di vittoria del centrodestra, è severo: «L'autonomia e l'indipendenza del potere giudiziario sono sacrosante, ma non devono essere considerate come extraterritorialità» spiega «e soprattutto i magistrati specializzati in certi reati, come quelli che lavorano sugli abusi sessuali, devono essere maggiormente controllati: il rischio è che si creino forme di potere intoccabile, o rapporti troppo personali tra un pm e i suoi consulenti tecnici, che troppo spesso scrivono solo ciò che il magistrato vuole».
Le soluzioni? «Una maggiore rotazione degli incarichi per i magistrati» risponde Pera «e un'attenta vigilanza dei procuratori: il responsabile dell'ufficio non può limitarsi a distribuire le pratiche e a spostare seggiole e telefax, ma deve essere il reale vertice di un'organizzazione gerarchica. I sostituti devono essere autonomi in aula, ma il capo di una procura deve essere il vero responsabile dell'ufficio che dirige».
Poi, certo, in alcuni casi dovrebbe intervenire anche il Csm. Ma Pera scuote la testa: «È un organismo materno, protettivo: la commissione disciplinare agisce solo con i pesci piccoli». Invece «certi errori dovrebbero restare agli atti ed essere valutati per le progressioni di carriera di un magistrato: l'automatismo delle promozioni è un altro punto debole, che alimenta la deriva corporativa della magistratura e nuoce alla sua immagine».



 
© Arnoldo Mondadori Editore-1999
Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati
 


3 di 3 MESTIERI DIFFICILI IL PM ANTIABUSI SESSUALI