IL CASO Fece condannare suo padre Richiesta di grazia respinta

 
MILANO - Aveva chiesto la grazia per suo padre, condannato a 8 anni (e latitante) per averla violentata dopo essere stato incriminato proprio sulla base delle dichiarazioni della ragazza. Ma la grazia, come era prevedibile, non è stata concessa: «In base alle direttive impartite, alla documentazione acquisita e alle osservazioni espresse dalla Procura generale di Milano - scrive il ministero della Giustizia - non ricorrono le condizioni per il provvedimento di un atto di clemenza». Ed ora la 24enne Alessandra, che nei vari gradi di giudizio aveva ritrattato le proprie accuse iniziali, non si arrende: raccoglie firme, apre un sito Internet ( www.alessandrab.com , dove racconta il suo caso con l’avvocato Luigi La Marca), e riscrive al Presidente Ciampi: «Mio padre è innocente e nonostante ciò io posso solo inginocchiarmi davanti a lei, e supplicarla perché conceda alla mia famiglia di poter vivere di nuovo. Forse anche lei capirà che non sono pazza, che non sto mentendo. Potrà visionare le prove che ho trovato e che smentiscono le mie false dichiarazioni di sette anni fa. Sta giungendo il Santo Natale. Mi dia la possibilità, dopo tanti anni, di poterlo passare felicemente, unita alla mia famiglia, senza il terrore che qualcuno venga a portare via mio padre. E senza il peso del mio errore. Mio padre ha capito il mio errore, e mi offre il suo appoggio e la sua comprensione».
L. F