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Pagina 23
Processi ai pedofili, bufera in
Procura
Forno vuole passare al pool Mani Pulite. Borrelli:
fare chiarezza
di MARCO MENSURATI
MILANO - "Solidarietà e stima" al collega Pietro Forno. Francesco
Saverio Borrelli, procuratore generale di Milano, entra nella polemica che
in questi giorni ha infiammato il dibattito sulla pedofilia e in
particolare sui metodi investigativi utilizzati contro questo reato. E lo
fa difendendo il sostituto procuratore Forno, finito nell'occhio del
ciclone per aver accusato un padre di violenza sessuale nei confronti
della figlia, accusa che dopo quattro anni e mezzo si è dimostrata
infondata. "Chiederò al procuratore D'Ambrosio un'informativa scritta
sulla vicenda e al presidente del Tribunale copia della registrazione
fonica della requisitoria Siciliano. Voglio valutare la vicenda in tutti i
suoi aspetti". In particolare, Borrelli ha intenzione di considerare "il
peso e lo stile" della requisitoria con cui il pm Tiziana Siciliano ha
pesantemente criticato i metodi investigativi utilizzati da Forno e la
qualità delle perizie tecniche, architrave delle accuse. Il tutto anche in
vista di una eventuale convocazione di Borrelli da parte del Csm qualore
decidesse, come chiesto venerdì, di aprire un fascicolo sulla
vicenda. "E' importante - ha proseguito Borrelli - sottolineare che il
collega Forno ha il merito di essersi occupato di questa materia per molti
anni e di aver raffinato la professionalità del personale di polizia,
degli assistenti sociali e dei medici che si occupano di questi casi: è
considerato, per questa materia, un punto di riferimento. La procura, poi,
in questo caso si è mossa con estrema cautela e non ha adottato alcun
provvedimento di limitazione della libertà: ha soltanto sottoposto il
materiale raccolto al giudice per le indagini preliminari che ha disposto
il rinvio a giudizio, evidentemente reputando che la vicenda meritasse la
verifica dibattimentale". "La procura della Repubblica - ha poi tenuto a
sottolineare - non è responsabile né dei provvedimenti che sono stati
assunti dalla magistratura minorile, né della durata del procedimento, che
certo ha contribuito a drammatizzare la situazione ma che è legata al
sovraccarico di lavoro dell'organo che giudica. Trovo paradossale che
faccia scandalo una sentenza d'assoluzione, quando il meccanismo
processuale ha precisamente la funzione di verificare, attraverso i suoi
vari stadi, la fondatezza di ipotesi d'accusa". L'intervento di
Borrelli non distoglie comunque il fuoco delle polemiche dalla figura di
Pietro Forno. Ancora ieri lo stesso pubblico ministero ha nuovamente
confermato la sua intenzione di lasciare il suo incarico presso il pool
soggetti deboli. "Ho chiesto a D'Ambrosio - ha confidato - di poter
essere "arruolato" nel secondo dipartimento, quello che si occupa dei
reati contro la pubblica amministrazione. Il pool di Mani pulite, insomma.
D'altronde mi occupai di questo settore già in passato indagando sulla
Baggina ancora prima di Antonio Di Pietro". L'impressione, comunque, è
che dietro questa richiesta ci sia l'intenzione di costringere l'intero
ufficio a prendere una posizione netta: "Aspetto una risposta da
D'Ambrosio, vorrei capire in che ufficio sono. Evidentemente c'è una
divisione all'interno della procura con la quale la mia permanenza è
incompatibile. Faccia il procuratore quello che vuole". Sul merito della
questione Forno non è voluto intervenire: "Qualsiasi cosa io dica
finirebbe fatalmente per alimentare il polverone. Criticare il metodo può
anche avere una sua utilità ma non bisogna farlo a mezzo stampa. Per conto
mio posso dire, rispetto alla scelta della collega Siciliano di chiedere
l'assoluzione, che forse avrei fatto lo stesso anch'io al termine del
dibattimento. Comunque non è questo il momento di parlare del sistema. Se
c'è qualche problema penso che vada risolto all'interno di una stanza tra
i colleghi. Non è giusto che io mi alzi la mattina e legga sul giornale
quello che una mia collega pensa di me e di 18 anni del mio lavoro". Da
registrare anche la puntualizzazione di uno dei periti finiti sul banco
degli accusati. "Nella mia perizia - dice il dottor Maurizio Bruni - ho
scritto che "il riscontro, come si evince dalla letteratura citata, per
sé" non è sufficiente a dimostrare con sicurezza pregressi atti di abusò.
Forse il pm Siciliano non l'ha studiata in modo approfondito e adeguato,
perché era chiaramente assolutoria. Il mio timore a questo punto è che le
dichiarazioni del pm possano annacquare le future indagini sulla
pedofilia, quasi che la pedofilia non esistesse e che i bambini fossero
tutti bugiardi". |
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