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A Milano finiscono in carcere quattordici nomadi
le violenze su ragazzini dai 4 agli 11 anni


Mascherati da "Mangiafuoco"
per violentare i bambini

Tra i pedofili, genitori e zii dei piccoli
Una forma di avviamento alla prostituzione


 

MILANO - Si travestivano da mangiafuoco e da joker. Si travestivano come se fosse un gioco, ma in realtà lo facevano per picchiare, violentare e costringere a prostituirsi i loro stessi figli, quelli dei loro amici e amanti. Con queste accuse pesantissime sono finite in carcere quattordici persone. Sono i componenti di due famiglie di giostrai nomadi sinti che vivono tra Milano, Reggio Emilia e il Piemonte.

Le indagini, guidate dal pubblico ministero milanese Pietro Forno, hanno portato allo scoperto un incredibile intreccio di abusi e incesti, con lo scopo di costringere i piccoli, tutti tra i 4 e i 15 anni, a vendersi.

Le indagini dei commissariati Musocco e Bonola hanno preso l'avvio a metà dello scorso anno, dopo la denuncia dell'avvocatessa di Laura (i nomi dei minori sono di fantasia, ndr), 7 anni, nel processo contro il padre (44 anni): l'uomo, poi condannato a 10 anni, non si sarebbe limitato a maltrattarla ma ne avrebbe anche abusato, come già era successo per un'altra figlia.

Dall'audizione della piccola era emersa la presenza, in alcune di queste violenze, anche di "amici" della famiglia - risultati poi essere l'amante 31enne e un amico di 24 anni della madre - e di zingari vicini di casa oltre che soliti frequentare lo stesso bar.

Ma l'indagine si allargava con il racconto di Raffaella, rom anche lei di 7 anni, che, sentita a scuola lo scorso marzo, parlava di generici maltrattamenti. Poi, una volta ricoverata in una cominità protetta, Raffaella forniva altri particolari. Di seguito venivano disposti altri allontanamenti di piccoli nomadi, alcuni anche per il degrado delle condizioni in cui vivevano. A poco poco, anche Sonia (4 anni), Genny (4), Dafne (6), Loredana (8), Sandy (10), Romina (11), Elisa (7) e Giuseppe (12, l'unico maschietto) iniziavano a raccontare il loro incubo.

Allee testimonianze dei giovanissimi nomadi si aggiungeva poi quella di una loro compagna, Lilly (15 anni proprio oggi): nel dicembre '99 era stata arrestata per rapina a un anziano, ora deceduto, in compagnia di una sua cugina adesso maggiorenne. Ma in precedenza - ha raccontato poi la ragazza - avevano dovuto sottostare a quattro ore di "attenzioni" da parte dell'uomo, un vero e proprio cliente, ed entrambe erano state violentate come le loro più piccole parenti. Il magistrato ritiene che tali stupri possano essere una sorta di avviamento alla prostituzione.

In definitiva gli inquirenti riuscivano così a ricostruire il quadro della famiglia di zingari pedofili, a partire proprio dal patriarca (A.V.), morto lo scorso luglio in un incidente stradale. Ma oltre al nonno-padre (aveva figlie anche giovanissime) avrebbero commesso abusi anche tre suoi fratelli di 51, 43 e 33 anni, il genero 31enne e quello 26enne della moglie dello stesso capoclan.

Quindi, passando alla seconda generazione, sono finiti in manette due figli, 29 e 33 anni, della coppia patriarcale, la 29enne moglie del secondo, l'amante 56enne di una figlia e il marito (31 anni) e l'amante (35) di un'altra figlia.

(28 novembre 2000)
 


Violentano i figli
per farli prostituire


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