|
|
_files/logo_piccolomio.gif) |
Sezione: Società Rubrica: Giustizia
Numero: 26 - 5 Luglio
2000 | |
|
| Gli
abusologi (ritratto di un interno di famiglia) |
|
|
|
Sono una piccola famigliola di psicologi e assistenti
sociali. Sono pochi, usano metodi molto discutibili, ma riescono a
coniugare presenzialismo nelle inchieste e sui giornali, carriera
universitaria, gestione di associazioni, riviste e corsi di
formazione di settore. Sono i professionisti dell'antipedofilia. La
loro stella polare è Pietro Forno, pm di Milano da dieci anni alla
guida sempre dello stesso pool e sempre degli stessi due-tre periti
di parte. Fotografia di quella bella compagnia di giro che nella sua
ultima crociata ha ottenuto la condanna di 17 presunti abusatori a
157 anni di carcere e l'allontanamento dalle rispettive famiglie di
18 bambini. Ma che purtroppo non è riuscita a salvare tre inquisiti
(una madre morta suicida, un padre e un parroco morti di
crepacuore) |
|
|
S. Felice sul Panaro,
Massa Finalese, Mirandola. Il diavolo è rimasto nascosto nelle
pieghe di una monotona vita di provincia, tra Modena e Bologna,
finché qualcuno, alla Asl di Mirandola, ne ha riconosciuto le tracce
e scoperto gli untori. E' di qui infatti che nel 1997 ha preso le
mosse un'inchiesta conclusasi con tre morti premature (tra cui il
parroco di Staggia, don Giorgio Govoni , di cui il suo Vescovo si è
detto certo dell'innocenza e indicato come vittima di "una
ingiustizia") e, nella scorsa metà di giugno, con la condanna di 17
persone a complessivi 133 anni di carcere con pene comprese tra i 3
e i 27 anni. Solo a settembre saranno rese pubbliche le motivazioni
del verdetto, ma le polemiche e le interpellanze parlamentari
sollevate sul caso non cessano di inquietare l'opinione pubblica per
i metodi utilizzati in un processo che ora aspetta di passare al
vaglio della Corte d'Appello. Secondo la sentenza di primo grado gli
imputati avrebbero violentato e seviziato un gruppo di bambini,
quindici dei quali (albanesi sospettano i magistrati, per questo
nessuno ne avrebbe denunciato la scomparsa) sarebbero stati
sequestrati dai violentatori, portati su furgoncini a Finale Emilia
(guidati, ha sostenuto l'accusa, dal povero don Giorgio Govoni, il
parroco di S. Biagio e Staggia morto di crepacuore), fatti oggetto
di torture, amputazioni, riti satanici, quindi trucidati e infine
gettati nel Panaro (ma i 280 milioni spesi per dragare il fiume non
hanno portato alla luce nulla, eccezion fatta per un teschio di
qualche poveraccio morto all'epoca della seconda guerra mondiale, e
che tra l'altro si trovava già dal '94 nelle cantine della
Procura!). A tre anni dall'inizio di questa incredibile storia,
l'inchiesta ha accumulato una mole di incartamenti superiore per
numero di pagine a quella del processo Andreotti. Ma chi sono i
protagonisti della "caccia al diavolo"? L'Agata Christie degli abusi
sui minori.
La prima è la psicologa della Asl di
Mirandola Valeria Donati. E' lei che negli ultimi tre anni ha
seguito quasi tutti i processi di pedofilia nel modenese. E' lei che
ha ascoltato D., il bambino che con le sue accuse ha allargato a
macchia d'olio la clamorosa vicenda. E' sua la prima relazione sul
caso. La Donati, psicologa con contratto libero professionale presso
il servizio sociale del distretto 2 (competente per Mirandola, S.
Felice e Finale Emilia) dell'azienda sanitaria di Modena, è in
effetti un personaggio chiave in questa storia. Ha ricoperto a
seconda della circostanza numerosi ruoli, da quello di persona
informata dei fatti a teste d'accusa del pm, da psicodiagnosta sui
minori e sulle loro famiglie a supervisore delle famiglie
affidatarie, fino a quello di agente di polizia giudiziaria esperta
nel riconoscimento delle persone (identifica lei i minori nominati
da D., con un metodo associativo descritto nel verbale davanti al pm
Claudiani del 20 giugno 1997, dove emerge il modo di procedere che
ha portato al coinvolgimento degli altri bambini: "Mi sono ricordata
che il nostro servizio sociale segue un'altra bambina di nome E., il
cui papà si chiama F. e una cui intima amica di famiglia si chiama
F. Mi sono poi ricordata che nel colloquio del giorno prima D. aveva
detto che E. gli arrivava poco sopra la vita e aveva gli occhi
verdi. Mi sono inoltre ricordata che tempo prima aveva chiesto se i
cinesi hanno la pelle gialla... ho collegato tutti questi fatti... A
quel punto ho chiamato D. e gli ho chiesto se quella domanda sui
cinesi me l'aveva fatta perché pensava a E. Lui ha risposto: sì,
perché E. ha gli occhi a mandorla a verdi"). E' sempre la Donati a
incontrare e seguire praticamente da sola tutti i bambini coinvolti
nell'inchiesta, nonostante sia la psicologa meno esperta del
servizio sociale (iscritta all'Albo degli Psicologi dell'Emilia
Romagna il 25 novembre 1995), quindi con un solo anno e mezzo di
esperienza nel momento in cui comincia a seguire D. (aprile 1997).
Del resto, lei stessa ha ammesso che quello di D. è stato il suo
primo caso. All'epoca infatti stava seguendo un corso di formazione
presso il Centro bambino maltrattato (Cbm) di Milano, dove ha
incontrato la psicologa Cristina Roccia.
La compagnia di giro dei soliti
esperti.
Le analisi e le perizie di validation
psicodiagnostica sui minorenni sono state eseguite dai periti
nominati il 4 gennaio 1998 dal gip Alberto Ziroldi, ministro
dell'Eucaristia (laico autorizzato a distribuire la Comunione ai
fedeli durante la Messa) a Mirandola, su incarico del pm che segue
il caso, Andrea Claudiani (il cui profilo leggi nel box). Tra i 3
consulenti tecnici d'ufficio (ctu) nominati troviamo la già citata
dottoressa Cristina Roccia, che ha cominciato la sua attività sui
minori il 13 gennaio 1999, mentre la sua iscrizione all'Albo degli
Psicologi della Regione Toscana (anche se la dottoressa risiede a
Roletto, provincia di Torino ed esercita l'attività a Moncalieri)
risale al 12 maggio 1999 (notizia riportata dal senatore dell'Udeur
Augusto Cortelloni sulla base di informazioni assunte presso
l'Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte e pubblicata sulla
Gazzetta di Modena del 20 gugno 1999 - dove si osserva che da una
nota informativa del Tribunale di Modena la Roccia risulta aver
svolto numerose altre perizie (ben 26!) su incarico di uffici
giudiziari). Cristina Roccia è moglie di Claudio Foti, direttore
scientifico dell'Associazione Rompere il Silenzio e presidente del
Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri, due associazioni che
tengono corsi di formazione sulle problematiche legate all'abuso su
minori in 50 comuni italiani (un corso costa mediamente oltre venti
milioni, mentre la sola Regione Emilia Romagna ha destinato ai
minori 30 miliardi nel 1998) oltre a curare decine di pubblicazioni
e seminari in tutta la penisola. Già collaboratori del Tribunale dei
minori di Torino, gli stessi Foti e Roccia erano balzati agli onori
delle cronache quattro anni fa, in occasione del tragico caso della
famiglia di Sagliano, nella provincia di Biella; due genitori che
sulla base delle accuse dei figli (segnalate dalla moglie divorziata
del padre) erano stati indagati per abusi sessuali di ogni tipo:
incesti coi piccoli, tra fratello e sorella, tra nonni e nipoti.
Nonostante si fosse parlato di "bimbi psicotici" proprio una perizia
dei due esperti del Centro Hansel e Gratel (ma la Roccia era già
psicologa?) aveva escluso nel modo più assoluto "la presenza di una
malattia mentale di tipo psicotico, o comunque capace di attentare
gravemente all'esame di realtà e di generare fenomeni di tipo
allucinatorio" (si veda Panorama, 14/6/1996). Il caso si era chiuso
con il suicidio dei quattro indagati, avvelenati coi gas di scarico
della propria automobile.
Tra l'altro presidente del Tribunale
dei minori di Torino (che la Corte dei diritti dell'uomo di
Strasburgo ha recentemente condannato per la violazione
dell'articolo 6 della Convenzione dei diritti dell'uomo - quello per
cui ogni uomo ha diritto di essere giudicato da un tribunale
imparziale - per una vicenda del 1994) è Giulia De Marco, presidente
dell'Associazione Italiana dei magistrati per minorenni, legata alla
rivista Minori e Giustizia, sulle cui pagine, tra i numerosi
collaboratori, scrivono, guarda un po', proprio Foti, Roccia e
Marinella Malacrea, già presidente del Centro del bambino
maltrattato di Milano, oggi membro del comitato scientifico del
Cismai (Coordinamento italiano servizi contro il maltrattamento e
l'abuso dell'infanzia, associato a Hansel e Gretel e Rompere il
Silenzio) dove siedono di nuovo Foti e Paola Di Blasio, perito del
Tribunale e direttore del corso di perfezionamento post
universitario sull'abuso all'infanzia dell'Università Cattolica di
Milano, anche qui guarda caso, la stessa che ha più volte ribadito
(vedi Il Giornale, 7 giugno 2000) l'attendibilità dei racconti di
violenza dei bambini modenesi, fatti che avrebbero come movente la
registrazione di "filmini pornografici per maniaci", poi
commercializzati: "un grosso giro di affari in cui si uniscono
interessi commerciali e forme di perversione" (peccato che nessuno
abbia mai trovato nulla, una foto, una videocassetta o un sito
internet, né esista traccia di denaro, tantomeno nelle tasche degli
indagati, quasi tutti poco sopra il livello di indigenza, come
ricorda anche l'ultima interrogazione parlamentare del senatore
Augusto Cortelloni, in data 14 giugno 2000). Nelle operazioni
peritali le due ctu che hanno affiancato la dottoressa Cristina
Roccia sono Sabrina Farci, sua collaboratrice all'interno del Centro
Hansel e Gretel, e Alessandra Pagliuca (direttrice di un centro
abortista Aied).
La negazione del diritto alla
difesa.
Naturalmente in tutte le operazioni
peritali sono stati tenuti lontani i consulenti tecnici di parte,
che sono venuti a conoscenza dei dati acquisiti dai periti solo
dalle videoregistrazioni e molti giorno dopo lo svolgimento dei
colloqui, quando sarebbe stato semplice metterli in condizioni di
assistere attraverso telecamere nascoste, e consentire domande ai
bambini anche sulla vita quotidiana, evitando così che si
affrontassero solo i temi degli abusi, come invece è accaduto. Gli
stessi consulenti di parte non hanno potuto neppure constatare le
condizioni fisiche, mentali e psicologiche dei bambini prima e dopo
le perizie, nÈ verificare chi fosse effettivamente presente ai
colloqui, che nella versione videofilmata presentano sempre angoli
non inquadrati (sulla lesione del diritto alla difesa vedi box
Aiaf). Allo stesso modo si è tenuto conto solo delle informazioni
sui minori fornite dagli operatori del servizio sociale e dagli
affidatari (tra l'altro il servizio sociale di Mirandola si è
rifiutato fino ad oggi di fornire tutta la documentazione relativa
ai minorenni e ai colloqui svolti con le famiglie, limitando la
possibilità di accertare la progressione delle affermazioni dei
bambini, riportate virgolettate dalle persone "informate" che ne
danno una versione del tutto coerente), tralasciando quelle che
potevano essere raccolte da insegnanti, educatori, catechisti, ecc.
Un metodo che dà l'impressione che lo scopo degli accertamenti non
fosse la ricerca della verità, ma la conferma dei pregiudizi
dell'accusa.
Pietro Forno fans club.
Altra consulente nominata dal pm è
Cristina Maggioni, in servizio presso l'Ospedale Mangiagalli di
Milano, con "una nomina all'interno degli Ospedali di Parigi, che è
più della specialità", autrice, secondo quanto riferisce lei stessa,
"di oltre 300 perizie" (solo a Milano 90 perizie nel '99), docente
di numerosi corsi in tutta Italia e collega di Paola Di Blasio
all'Università Cattolica di Milano, dove è docente del corso di
perfezionamento sugli abusi sessuali (ma tiene anche un corso
analogo presso una non meglio identificata "Pontificia Università
del Vaticano"), già consulente del pm Pietro Forno. La sua perizia,
eseguita insieme al dottor Maurizio Bruni (che ha fotografato le
parti esaminate), certifica ogni sorta di abuso sulle bimbe, e
descrive "lesioni da sfondamento" che confermano le penetrazioni con
pinze, sbarre e frasche descritte dai minori.
Questa perizia è stata
successivamente smentita, in particolare la dottoressa Cristina
Cattaneo, medico-legale perito del gip, in data 15 marzo 2000 ha
depositato una relazione dove si afferma che "non vi è dalle
fotografie elemento che giustifichi un diametro di 3-4 centimetri...
non vi sono aree di assenza di imene... il quadro ginecologico ha
mostrato grosse discrepanze tra il quadro descritto dal Ctu e il
quadro osservabile sul materiale fotografico" (analisi citate anche
nell'interrogazione parlamentare del senatore Cortelloni, in data 1
giugno 2000). In seguito a queste conclusioni Cristina Maggioni
avrebbe affermato che "l'imene delle bimbe può ricrescere con le
mestruazioni". Ma in ogni caso la Maggioni aveva già avvertito che
anche in assenza di segni evidenti non si può essere certi che le
violenze non siano avvenute, perché esiste un 30% di casi di abuso
che non lasciano lesioni. La stessa conclusione tratta dai nuovi
super-esperti del Tribunale. Come a dire che, ribaltando ogni logica
vigente negli stati di diritto, anche qualora non si trovino
riscontri oggettivi, non è una prova fattuale che può condurre in
carcere un qualsiasi cittadino, è sufficiente la possibilità in
astratto che il fatto sia avvenuto. Per questo Giulio Andreotti
continua a ringraziare il buon Dio per avergli dato così tanta (e
riscontrabile nei fatti) memoria e, soprattutto, un diario che ha
smontato al 100% la possibilità di molestie sessuali (che al 30% non
lasciano traccia) a Totò Riina.
|
|
|
di Francesco Esposito |
|
(c) 2000 - Editoriale Tempi duri s.r.l. |
|
| I commenti dei
lettori |
|
E tu che ne dici? Scrivi il primo
commento a questo articolo!
|
|