In questo numero
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· il problema politico n°1 dell'Occidente è l'educazione
· Fatima e l'uomo verme del genoma: chi è il vero scienziato
· Record sanitari: occhio al trucco
· Last week, next week26
· La paura fa Corea
· Pagati per fiducia
· Gli abusologi (ritratto di un interno di famiglia)
· Andrea Claudiani, un pm (quasi) d'assalto
· E il giudice-Re Sole disse: "la Ragione sono io"
· Aboliamo i Tribunali per i minorenni
· No, non è la Rai
· L'io, il potere e le opere (di Misericordia)
· Ma la chiesa non ha abbandonato gli uomini
· Dall'E-mail all'E-vento
· Sì alla salute, no allo stato-balia
Sezione: Società
Rubrica: Giustizia
Numero: 26 - 5 Luglio 2000
Gli abusologi (ritratto di un interno di famiglia)
Sono una piccola famigliola di psicologi e assistenti sociali. Sono pochi, usano metodi molto discutibili, ma riescono a coniugare presenzialismo nelle inchieste e sui giornali, carriera universitaria, gestione di associazioni, riviste e corsi di formazione di settore. Sono i professionisti dell'antipedofilia. La loro stella polare è Pietro Forno, pm di Milano da dieci anni alla guida sempre dello stesso pool e sempre degli stessi due-tre periti di parte. Fotografia di quella bella compagnia di giro che nella sua ultima crociata ha ottenuto la condanna di 17 presunti abusatori a 157 anni di carcere e l'allontanamento dalle rispettive famiglie di 18 bambini. Ma che purtroppo non è riuscita a salvare tre inquisiti (una madre morta suicida, un padre e un parroco morti di crepacuore)
S. Felice sul Panaro, Massa Finalese, Mirandola. Il diavolo è rimasto nascosto nelle pieghe di una monotona vita di provincia, tra Modena e Bologna, finché qualcuno, alla Asl di Mirandola, ne ha riconosciuto le tracce e scoperto gli untori. E' di qui infatti che nel 1997 ha preso le mosse un'inchiesta conclusasi con tre morti premature (tra cui il parroco di Staggia, don Giorgio Govoni , di cui il suo Vescovo si è detto certo dell'innocenza e indicato come vittima di "una ingiustizia") e, nella scorsa metà di giugno, con la condanna di 17 persone a complessivi 133 anni di carcere con pene comprese tra i 3 e i 27 anni. Solo a settembre saranno rese pubbliche le motivazioni del verdetto, ma le polemiche e le interpellanze parlamentari sollevate sul caso non cessano di inquietare l'opinione pubblica per i metodi utilizzati in un processo che ora aspetta di passare al vaglio della Corte d'Appello. Secondo la sentenza di primo grado gli imputati avrebbero violentato e seviziato un gruppo di bambini, quindici dei quali (albanesi sospettano i magistrati, per questo nessuno ne avrebbe denunciato la scomparsa) sarebbero stati sequestrati dai violentatori, portati su furgoncini a Finale Emilia (guidati, ha sostenuto l'accusa, dal povero don Giorgio Govoni, il parroco di S. Biagio e Staggia morto di crepacuore), fatti oggetto di torture, amputazioni, riti satanici, quindi trucidati e infine gettati nel Panaro (ma i 280 milioni spesi per dragare il fiume non hanno portato alla luce nulla, eccezion fatta per un teschio di qualche poveraccio morto all'epoca della seconda guerra mondiale, e che tra l'altro si trovava già dal '94 nelle cantine della Procura!). A tre anni dall'inizio di questa incredibile storia, l'inchiesta ha accumulato una mole di incartamenti superiore per numero di pagine a quella del processo Andreotti. Ma chi sono i protagonisti della "caccia al diavolo"? L'Agata Christie degli abusi sui minori.

La prima è la psicologa della Asl di Mirandola Valeria Donati. E' lei che negli ultimi tre anni ha seguito quasi tutti i processi di pedofilia nel modenese. E' lei che ha ascoltato D., il bambino che con le sue accuse ha allargato a macchia d'olio la clamorosa vicenda. E' sua la prima relazione sul caso. La Donati, psicologa con contratto libero professionale presso il servizio sociale del distretto 2 (competente per Mirandola, S. Felice e Finale Emilia) dell'azienda sanitaria di Modena, è in effetti un personaggio chiave in questa storia. Ha ricoperto a seconda della circostanza numerosi ruoli, da quello di persona informata dei fatti a teste d'accusa del pm, da psicodiagnosta sui minori e sulle loro famiglie a supervisore delle famiglie affidatarie, fino a quello di agente di polizia giudiziaria esperta nel riconoscimento delle persone (identifica lei i minori nominati da D., con un metodo associativo descritto nel verbale davanti al pm Claudiani del 20 giugno 1997, dove emerge il modo di procedere che ha portato al coinvolgimento degli altri bambini: "Mi sono ricordata che il nostro servizio sociale segue un'altra bambina di nome E., il cui papà si chiama F. e una cui intima amica di famiglia si chiama F. Mi sono poi ricordata che nel colloquio del giorno prima D. aveva detto che E. gli arrivava poco sopra la vita e aveva gli occhi verdi. Mi sono inoltre ricordata che tempo prima aveva chiesto se i cinesi hanno la pelle gialla... ho collegato tutti questi fatti... A quel punto ho chiamato D. e gli ho chiesto se quella domanda sui cinesi me l'aveva fatta perché pensava a E. Lui ha risposto: sì, perché E. ha gli occhi a mandorla a verdi"). E' sempre la Donati a incontrare e seguire praticamente da sola tutti i bambini coinvolti nell'inchiesta, nonostante sia la psicologa meno esperta del servizio sociale (iscritta all'Albo degli Psicologi dell'Emilia Romagna il 25 novembre 1995), quindi con un solo anno e mezzo di esperienza nel momento in cui comincia a seguire D. (aprile 1997). Del resto, lei stessa ha ammesso che quello di D. è stato il suo primo caso. All'epoca infatti stava seguendo un corso di formazione presso il Centro bambino maltrattato (Cbm) di Milano, dove ha incontrato la psicologa Cristina Roccia.

La compagnia di giro dei soliti esperti.

Le analisi e le perizie di validation psicodiagnostica sui minorenni sono state eseguite dai periti nominati il 4 gennaio 1998 dal gip Alberto Ziroldi, ministro dell'Eucaristia (laico autorizzato a distribuire la Comunione ai fedeli durante la Messa) a Mirandola, su incarico del pm che segue il caso, Andrea Claudiani (il cui profilo leggi nel box). Tra i 3 consulenti tecnici d'ufficio (ctu) nominati troviamo la già citata dottoressa Cristina Roccia, che ha cominciato la sua attività sui minori il 13 gennaio 1999, mentre la sua iscrizione all'Albo degli Psicologi della Regione Toscana (anche se la dottoressa risiede a Roletto, provincia di Torino ed esercita l'attività a Moncalieri) risale al 12 maggio 1999 (notizia riportata dal senatore dell'Udeur Augusto Cortelloni sulla base di informazioni assunte presso l'Ordine degli Psicologi della Regione Piemonte e pubblicata sulla Gazzetta di Modena del 20 gugno 1999 - dove si osserva che da una nota informativa del Tribunale di Modena la Roccia risulta aver svolto numerose altre perizie (ben 26!) su incarico di uffici giudiziari). Cristina Roccia è moglie di Claudio Foti, direttore scientifico dell'Associazione Rompere il Silenzio e presidente del Centro Studi Hansel e Gretel di Moncalieri, due associazioni che tengono corsi di formazione sulle problematiche legate all'abuso su minori in 50 comuni italiani (un corso costa mediamente oltre venti milioni, mentre la sola Regione Emilia Romagna ha destinato ai minori 30 miliardi nel 1998) oltre a curare decine di pubblicazioni e seminari in tutta la penisola. Già collaboratori del Tribunale dei minori di Torino, gli stessi Foti e Roccia erano balzati agli onori delle cronache quattro anni fa, in occasione del tragico caso della famiglia di Sagliano, nella provincia di Biella; due genitori che sulla base delle accuse dei figli (segnalate dalla moglie divorziata del padre) erano stati indagati per abusi sessuali di ogni tipo: incesti coi piccoli, tra fratello e sorella, tra nonni e nipoti. Nonostante si fosse parlato di "bimbi psicotici" proprio una perizia dei due esperti del Centro Hansel e Gratel (ma la Roccia era già psicologa?) aveva escluso nel modo più assoluto "la presenza di una malattia mentale di tipo psicotico, o comunque capace di attentare gravemente all'esame di realtà e di generare fenomeni di tipo allucinatorio" (si veda Panorama, 14/6/1996). Il caso si era chiuso con il suicidio dei quattro indagati, avvelenati coi gas di scarico della propria automobile.

Tra l'altro presidente del Tribunale dei minori di Torino (che la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha recentemente condannato per la violazione dell'articolo 6 della Convenzione dei diritti dell'uomo - quello per cui ogni uomo ha diritto di essere giudicato da un tribunale imparziale - per una vicenda del 1994) è Giulia De Marco, presidente dell'Associazione Italiana dei magistrati per minorenni, legata alla rivista Minori e Giustizia, sulle cui pagine, tra i numerosi collaboratori, scrivono, guarda un po', proprio Foti, Roccia e Marinella Malacrea, già presidente del Centro del bambino maltrattato di Milano, oggi membro del comitato scientifico del Cismai (Coordinamento italiano servizi contro il maltrattamento e l'abuso dell'infanzia, associato a Hansel e Gretel e Rompere il Silenzio) dove siedono di nuovo Foti e Paola Di Blasio, perito del Tribunale e direttore del corso di perfezionamento post universitario sull'abuso all'infanzia dell'Università Cattolica di Milano, anche qui guarda caso, la stessa che ha più volte ribadito (vedi Il Giornale, 7 giugno 2000) l'attendibilità dei racconti di violenza dei bambini modenesi, fatti che avrebbero come movente la registrazione di "filmini pornografici per maniaci", poi commercializzati: "un grosso giro di affari in cui si uniscono interessi commerciali e forme di perversione" (peccato che nessuno abbia mai trovato nulla, una foto, una videocassetta o un sito internet, né esista traccia di denaro, tantomeno nelle tasche degli indagati, quasi tutti poco sopra il livello di indigenza, come ricorda anche l'ultima interrogazione parlamentare del senatore Augusto Cortelloni, in data 14 giugno 2000). Nelle operazioni peritali le due ctu che hanno affiancato la dottoressa Cristina Roccia sono Sabrina Farci, sua collaboratrice all'interno del Centro Hansel e Gretel, e Alessandra Pagliuca (direttrice di un centro abortista Aied).

La negazione del diritto alla difesa.

Naturalmente in tutte le operazioni peritali sono stati tenuti lontani i consulenti tecnici di parte, che sono venuti a conoscenza dei dati acquisiti dai periti solo dalle videoregistrazioni e molti giorno dopo lo svolgimento dei colloqui, quando sarebbe stato semplice metterli in condizioni di assistere attraverso telecamere nascoste, e consentire domande ai bambini anche sulla vita quotidiana, evitando così che si affrontassero solo i temi degli abusi, come invece è accaduto. Gli stessi consulenti di parte non hanno potuto neppure constatare le condizioni fisiche, mentali e psicologiche dei bambini prima e dopo le perizie, nÈ verificare chi fosse effettivamente presente ai colloqui, che nella versione videofilmata presentano sempre angoli non inquadrati (sulla lesione del diritto alla difesa vedi box Aiaf). Allo stesso modo si è tenuto conto solo delle informazioni sui minori fornite dagli operatori del servizio sociale e dagli affidatari (tra l'altro il servizio sociale di Mirandola si è rifiutato fino ad oggi di fornire tutta la documentazione relativa ai minorenni e ai colloqui svolti con le famiglie, limitando la possibilità di accertare la progressione delle affermazioni dei bambini, riportate virgolettate dalle persone "informate" che ne danno una versione del tutto coerente), tralasciando quelle che potevano essere raccolte da insegnanti, educatori, catechisti, ecc. Un metodo che dà l'impressione che lo scopo degli accertamenti non fosse la ricerca della verità, ma la conferma dei pregiudizi dell'accusa.

Pietro Forno fans club.

Altra consulente nominata dal pm è Cristina Maggioni, in servizio presso l'Ospedale Mangiagalli di Milano, con "una nomina all'interno degli Ospedali di Parigi, che è più della specialità", autrice, secondo quanto riferisce lei stessa, "di oltre 300 perizie" (solo a Milano 90 perizie nel '99), docente di numerosi corsi in tutta Italia e collega di Paola Di Blasio all'Università Cattolica di Milano, dove è docente del corso di perfezionamento sugli abusi sessuali (ma tiene anche un corso analogo presso una non meglio identificata "Pontificia Università del Vaticano"), già consulente del pm Pietro Forno. La sua perizia, eseguita insieme al dottor Maurizio Bruni (che ha fotografato le parti esaminate), certifica ogni sorta di abuso sulle bimbe, e descrive "lesioni da sfondamento" che confermano le penetrazioni con pinze, sbarre e frasche descritte dai minori.

Questa perizia è stata successivamente smentita, in particolare la dottoressa Cristina Cattaneo, medico-legale perito del gip, in data 15 marzo 2000 ha depositato una relazione dove si afferma che "non vi è dalle fotografie elemento che giustifichi un diametro di 3-4 centimetri... non vi sono aree di assenza di imene... il quadro ginecologico ha mostrato grosse discrepanze tra il quadro descritto dal Ctu e il quadro osservabile sul materiale fotografico" (analisi citate anche nell'interrogazione parlamentare del senatore Cortelloni, in data 1 giugno 2000). In seguito a queste conclusioni Cristina Maggioni avrebbe affermato che "l'imene delle bimbe può ricrescere con le mestruazioni". Ma in ogni caso la Maggioni aveva già avvertito che anche in assenza di segni evidenti non si può essere certi che le violenze non siano avvenute, perché esiste un 30% di casi di abuso che non lasciano lesioni. La stessa conclusione tratta dai nuovi super-esperti del Tribunale. Come a dire che, ribaltando ogni logica vigente negli stati di diritto, anche qualora non si trovino riscontri oggettivi, non è una prova fattuale che può condurre in carcere un qualsiasi cittadino, è sufficiente la possibilità in astratto che il fatto sia avvenuto. Per questo Giulio Andreotti continua a ringraziare il buon Dio per avergli dato così tanta (e riscontrabile nei fatti) memoria e, soprattutto, un diario che ha smontato al 100% la possibilità di molestie sessuali (che al 30% non lasciano traccia) a Totò Riina.

di Francesco Esposito

(c) 2000 - Editoriale Tempi duri s.r.l.
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