Sezione: Strade,Alberi,Bambini
Rubrica: Strade,alberi e bambini Numero: 14 - 21
Aprile 1999
L’orco
di Mirandola
Non è una fiaba e accade nella profonda Emilia, regno di
tribunali per minorenni e di operatori sociali per i quali (come fu
già per Pol Pot) i bambini appartengono allo Stato. C’era una volta
la famiglia....
l dottor Marcello Burgoni
responsabile dei servizi sociali della cittadina Emiliana di
Mirandola ha le idee chiare sulle cose che vanno cambiate nella
società. Esporle non lo imbarazza neppure un po’. "Vede - ti spiega
con fare scandalizzato - qui da noi (in Italia, ndr) c’è ancora
forte nella gente il senso di proprietà del figlio: il figlio è una
proprietà e nessuno me lo può toccare". Magari lo pensavate anche
voi. Beh, vi sbagliavate. Burgoni, codici alla mano, ve lo dimostra.
"La nostra costituzione e la legislazione che è venuta avanti ha
cambiato questa cultura - ti spiega - il bambino è un portatore di
diritti e quindi va tutelato. La gente dice: ‘il figlio è mio e
quindi decido io’, ma sbaglia".
E quando si sbaglia si paga.
Nell’allegra Emilia operatori sociali e magistrati hanno lanciato
una solenne crociata per cambiare questo snaturato modo di pensare.
Qualcuno pensa che le cose in una famiglia non vadano bene. Beh, non
c’è problema: il Tribunale dei Minorenni firma un documento e la
patria potestà viene cancellata. I bambini vengono portati via con
le macchine della polizia e affidati ai servizi sociali. Poco
importa che le accuse siano provate. "Il dubbio è fondamentale, ma
in questi casi - ti spiega Burgoni - bisogna innanzitutto agire".
Come è capitato con i quattro figli di una famigliola di Massa
Finale. I servizi sociali sospettano che abbiano potuto subire
violenze a casa di parenti all’insaputa dei genitori. Il tribunale
dei Minori di Bologna non ha dubbi su cosa si debba fare. Sottrarre
i bambini ai genitori, non farglieli più vedere per quattro mesi e
poi cercare di capire se le accuse siano vere. Poco importa che
nessuna accusa venga rivolta ai genitori. Poco importa che nessun
magistrato si prenda neppure la briga di sentirli. Poco importa che
tutti in quel paesino dipingano quella famiglia come un esempio di
correttezza. Depongono a favore dei genitori i rapporti dei
carabinieri, i racconti degli insegnanti, le testimonianze dei
paesi. Niente. Sulla base di un racconto abbastanza fantasioso di
un’altra bambina, che dice di esser stata violentata assieme ai
figli dei due genitori innocenti e parla di ancor più fantasiose
messe nere, i due genitori si ritrovano senza figli. I quattro
bambinetti, sottratti ai genitori sulla base di una deposizione resa
da una cuginetta affetta da problemi psicologici e mentali, non
vengono mai ascoltati dal magistrato. Non viene mai chiesto loro di
confermare la versione dei fatti fornita da Maria. Da novembre non
hanno più avuto il diritto di vederli né di sapere dove siano.
L’unica accusa che pende sul loro capo è di non aver saputo
vigilare. Peccato che nessuno si sia neppure preso la briga di
provare che le accuse siano vere. Peccato che neppure il medico di
famiglia dei bambini abbia mai riscontrato qualcosa di grave.
Comunque i genitori non vengono neppure messi al corrente di quello
che è successo ai loro figli. Non hanno sospettato di nulla e quindi
sono colpevoli. Nel dubbio vanno puniti. Monsignor Ettore Rovatti,
parroco di Finale Emilia, quella famiglia la conosce bene. "La madre
- dice - fa l’insegnante nell’asilo parrocchiale, il padre fa
l’operaio e nel tempo libero si dedica al volontariato. Sono persone
rispettabilissime. Ma il problema non sono loro. È la cultura, caro
figliolo. La cultura di queste parti. Qui il concetto è che i
bambini non appartengono più alla famiglia, ma allo Stato. Allo
Stato si vorrebbe delegare l’educazione e l’insegnamento. Lei forse
non se lo ricorda ma successe anche da un’altra parte. Si chiamava
Cambogia e qualcuno ebbe la bella idea di sottrarre i bambini alle
famiglie per educarli con i principi dello stato socialista. Lo
stesso vorrebbero fare qui da noi. Si chiama “costruire una società
nuova”. Peccato che là in Cambogia non sembra esser andata troppo
bene".