La bomba liberale esplode
sul congresso Ds Da giovedì 13 a domenica 16 gennaio, presso il
Lingotto di Torino si tiene il congresso dei Democratici di
Sinistra. E in settimana il dibattito interno tra le diverse anime
diessine si è concentrato sui referendum sociali presentati dai
radicali. Martedì 4 gennaio il ministro del Lavoro Cesare Salvi in
un'intervista al Corriere della Sera ha lanciato lo slogan di
battaglia: “È chiaro che dobbiamo spenderci per la difesa dello
Stato sociale e per un'idea di flessibilità del mercato del lavoro
che rigetti la logica della prevaricazione. Per lo stesso motivo
penso che i Ds debbano battersi contro i referendum radicali che
attaccano lo Stato sociale e i diritti dei lavoratori”. Nello stesso
giorno Walter Veltroni dichiarava di voler fare quadrato attorno
alla sanità pubblica, ai “diritti dei lavoratori” e alla Cgil di
Cofferati.
Il giorno dopo anche il segretario
dei popolari Pierluigi Castagnetti si schierava affianco a Salvi:
“Abbiamo chiesto al presidente D’Alema di costituirsi, attraverso
l’Avvocatura dello Stato, presso la Corte costituzionale perché i
referendum sociali scardinano l’impianto dello Stato sociale che è
stato costruito in questi decenni”.
Se Michele Salvati, sempre sul
Corriere della Sera (mercoledì 5) si contrapponeva a Salvi e
Cofferati, affermando che “non ho timore a dire che il sindacato in
Italia ha un ruolo di conservazione, difende la vecchia regolazione
del mercato del lavoro e il vecchio welfare” e successivamente
veniva annunciata l’“Associazione Libertà Eguale” per chiedere, tra
l’altro “un’accelerazione dell’azione riformista e liberalizzatrice
del governo”, sabato 5 interveniva proprio il segretario della Cgil
Sergio Cofferati: “La sinistra deve opporsi a un’idea di
destrutturazione dei diritti dei cittadini come quella avanzata dai
referendum radicali”. E in un’intervista a Repubblica di lunedì 10
ribadiva che “i referendum sono atti odiosi verso chi lavora”. Nel
frattempo il governo dichiarava di essere contro i referendum e si
formava il primo comitato per il no con, tra gli altri, Dario Fo,
l’attrice Lella Costa, , don Gino Rigoldi, lo scrittore Giovanni
Raboni.
Come osservato da Tempi (n° 48
del1999) la bomba liberale dei referendum sta esplodendo. E non è un
caso che i quesiti radicali abbiano animato il dibattito alla
vigilia del congresso diessino costringendo la sinistra a venire
allo scoperto per mostrare la strana natura di certi progressisti
interessati più che altro a difendere le proprie rendite di
posizione. E questo è un merito da ascrivere ai radicali. Notevole
anche la posizione del segretario popolare Castagnetti deciso a
sorpasso a sinistra l’alleato diessino: meno male che il Ppi
dovrebbe essere la gamba moderata del governo...
Tranquilli, c’è Veltroni che se ne
occupa Walter Veltroni ha scelto “I care”, come slogan per il
congresso diessino. “I care”, “me ne occupo, me ne faccio carico”,
era il motto che don Lorenzo Milani aveva fatto scolpire sulla porta
della scuola di Barbiana: proprio nel corso della sua recente visita
alla scuola di don Milani, Veltroni era rimasto colpito dallo
slogan, decidendo di riproporlo per il congresso diessino.
Veltroni ha deciso di occuparsene.
Non sa ancora bene di che cosa, ma lo farà. E noi tutti ne siamo
confortati. Tanto per cominciare, lui che apprezza tanto don Milani,
potrebbe pre-occuparsi di un paradosso tutto italiano: si rende
conto, il Gran Mogol diessino che con l’attuale legislazione
scolastica, una nuova scuola di Barbiana oggi non potrebbe nemmeno
nascere? Do you care, Walter? Il Papa e i papi laici L’inizio
dell’anno santo del Giubileo ha visto il Papa al centro delle
cronache e dei commenti giornalistici. Anche il ministro del Tesoro
Giuliano Amato in un’intervista al Corriere (7 gennaio) citava il
Papa come esempio di coraggio e innovazione cui la sinistra dovrebbe
guardare. Martedì 4 gennaio Enzo Biagi dedicava un fondo all’inizio
del Giubileo ironizzando sulle molte celebrazioni: una “santità
quasi corporativa” era il suo giudizio, con tutte le categorie
professionali impegnate a impetrare una propria specifica
indulgenza. Il giorno dopo il Corriere della Sera ospitava, invece,
un fondo di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “Tutti in fila dal
Pontefice”. Pur nella generale secolarizzazione, spiegava Galli
della Loggia, “riprende vigore la consapevolezza delle basi
giudaico-cristiane delle nostre istituzioni” e si assiste allo
“sgretolamento del pregiudizio antireligioso” che da due secoli
teneva il campo nella cultura occidentale: merito dell’eccezionale
figura di Giovanni Paolo II. Ma questa “inattesa benevolenza di cui
la Chiesa e la gerarchia sono fatte segno oggi in Italia” ripone la
Chiesa di fronte al problema di “mantenere la propria
particolarissima identità” per non correre “il rischio di tramutarsi
di fatto in una agenzia di generica edificazione morale e di pronto
intervento caritatevole, in una fornitrice accreditata di volontari
e di risorse etiche più collaudate di quelle provviste dalla New
Age”. A una Chiesa ridotta così, concludeva Galli della Loggia,
sarebbero tutti pronti a fare ponti d’oro.
Tra tanta confusione “ciascun
confusamente un bene apprende”: nel nanismo politico e morale della
nostra epoca si staglia, evidente a tutti, la grandezza della
testimonianza di un Papa che in queste settimane abbiamo visto
avanzare, magari piegato nella sua fatica di uomo, ma senza
esitazioni, verso il compimento della sua missione di pastore e
vicario di Cristo. Curiosamente tutto ciò sfugge (oltre che al
solito Biagi) solo a qualche prelato cattolico come il presidente
della Conferenza episcopale tedesca Karl Lehmann che ha chiesto le
dimissioni del Papa per “precarie condizioni di salute”’.
Pedofilia e malagiustizia Ennesimo
tragico caso di malagiustizia del quale Tempi ha avuto notizia.
Agnese P. di Milano, è costretta a vivere da quasi due anni senza i
suoi due bambini, allontanati su provvedimento del Tribunale dei
Minori di Milano. La donna, preoccupata per le difficoltà nel
rapporto tra marito e figli, si era rivolta nel febbraio 1997 allo
stesso Tribunale e alla Asl di Rozzano. Fin da subito l’ipotesi
degli esperti fu terribile: “sospetto abuso sessuale da parte del
padre”. Invece, nel maggio 1997, intervenne un brusco cambiamento di
rotta: “l’abuso è da escludere” sentenziarono, e i bambini furono
allontanati per “l’elevatissima conflittualità esistente tra i
genitori”, sostenendo la tesi della “follia” della donna. I minori
manifestarono però tragici segni che resero l’iniziale sospetto
dell’Asl più che verosimile.
Seguiva il caso la dottoressa Llera,
moglie di Francesco Greco. Nel settembre 1999 Agnese P. presentò una
denuncia per molestie sessuali contro il marito. Incontrò pure il pm
Pietro Forno, noto per la sua determinazione in casi simili (e meno
documentati). Ma, a tutt’oggi, ancora nessuna soluzione.
Eppure sono tante e tali le
stranezze, le irregolarità, insieme alle prove disponibili
(registrazioni audio e documenti di varia natura che Tempi ha potuto
consultare) che sembra incredibile, in un paese dove tra Milano e
Modena si portano via bambini e si mettono dietro le sbarre padri e
madri sulla base di supposizioni e chiacchiere, che il “chilo di
carta” (le parole sono dello stesso dottor Forno) consegnato dalla
signora P. non abbia neppure il peso sufficiente per aprire una
indagine sulla vicenda. Non siamo di quelli che amano il tintinnar
di manette, né ci piace l’idea di mandare in galera chicchessia, ci
piacerebbe però - se fosse il caso, dopo opportune verifiche - che
due bimbi tornassero tra le braccia della propria madre
naturale.