Questa è la storia di
Luca (il nome è di fantasia, mentre lasceremo generici i riferimenti
di luogo per tutelare la privacy del minore) che vive felice con i
genitori e una sorellina alle porte di Modena. La sua è una famiglia
benestante, senza grossi problemi. Il padre è azionista di una
piccola S.p.A. insieme alla moglie, oltre a possedere un vasto
appezzamento di terreno agricolo.
La cultura del sospetto È
intelligente, Luca, (il suo quoziente intellettivo risulterà essere
116 contro una media di 100) benché sia affetto da una malattia
neuro-biologica che lo porta ad avere difficoltà di lettura e,
quindi, di apprendimento. Una malattia di cui, però, nessuno si è
mai accorto. All’ingresso nella I classe della scuola elementare
comunale (settembre ’96) Luca manifesta i primi problemi di
comportamento e di carattere: un bambino irrequieto e lento
nell’apprendere, uno di quelli che danno da lavorare agli
insegnanti. E infatti viene quotidianamente richiamato, sgridato e
deriso di fronte ai compagni. A un punto tale che verso la fine del
’96 manifesta forte nervosismo e inappetenza, e cominciano i primi
episodi di incontinenza fecale. Passa un anno. Luca è adesso in II
elementare. La maestra, all’inizio dell’anno scolastico, chiede ai
genitori di sottoporlo ad una visita neuropsichiatrica.
Vorrebbe un’insegnante di appoggio
per tenere a bada quello che descrive come un bambino ribelle. Ma la
psicologa e la logopedista del Servizio Neuropsichiatria infantile
dell’Asl, sono di diverso avviso e giudicano Luca “intelligente e
senza problemi di apprendimento”. Infine, la soluzione: nel febbraio
’98 dall’istituto scolastico frequentato da Luca giunge
un’informativa al Servizio Sociale del Comune. Gli assistenti
sociali incontrano più volte le insegnanti e inviano, nel maggio di
quell’anno, una relazione al Tribunale dei Minorenni di Bologna (poi
confermata, anzi aggravata da 2 relazioni successive) in cui, sulla
base di anormalità osservate in classe, si ventilano maltrattamenti
ed abusi sul bambino e sulla sorellina.
Scuola di polizia È il giugno ’98
quando, con un decreto, il Tribunale “dispone l’affidamento dei
minori al Comune perché svolga intensi interventi di vigilanza ed
approfondita indagine psicodiagnostica sulle condizioni dei bambini,
sulle relazioni coi genitori e sull’idoneità di costoro, riferendo
al Tribunale entro 2 mesi”. Un intervento preso “in via provvisoria
ed urgente”. Talmente urgente da essere deciso senza alcun
contraddittorio, senza consultare uno psicologo di parte diversa,
senza conoscere gli interessati, senza parlare coi testimoni, senza
neppure essere mai stati sul luogo. Sarebbe bastata una banalissima
indagine istruttoria per rendersi conto della verità (vedi box). Una
modalità interessante, quella del decreto “preso in via provvisoria
ed urgente”: rende infatti il provvedimento inoppugnabile. Bisogna
attendere molti mesi, al termine dei quali normalmente viene emessa
un’ordinanza analoga... intanto però le pratiche vanno avanti e, in
men che non si dica, i minori vengono assegnati in affido
extrafamiliare, senza che i genitori si siano nemmeno resi conto di
quanto è accaduto. Luca viene portato davanti una ispettrice di
polizia per verificare le ipotesi di abusi. È solo, i genitori sono
allontanati, in palese violazione dell’art. 609 decies che
stabilisce per qualsiasi audizione di minori, la presenza dei
genitori o comunque di una persona di fiducia. La famiglia di Luca
si rivolge allora ad un avvocato. A ottobre il legale richiede al
Tribunale copia di tutte le carte pertinenti il caso per capire cosa
stia succedendo. Per tutta risposta il giudice delegato esibisce un
documento che dichiara la non ostensibilità del materiale. A parte
il fatto che tale documento risulta sprovvisto di data e di numero
di protocollo (ciò significa che ufficialmente non è mai esistito),
la non ostensibilità potrebbe riguardare solo quanto è fatto oggetto
di indagine penale: il civile deve essere reso noto. Comunque - ma
questo si scoprirà in seguito - anche per quanto riguarda il penale,
ovvero i sospetti abusi, già a fine dell’estate è disposta
l’archiviazione.
Per farla breve, la documentazione
arriverà solo a gennaio ’99.
Bambini sotto screening Nel frattempo
Luca è costretto a partecipare a colloqui a porte chiuse con una
psicologa dei Servizi sociali, “per far emergere il vissuto” - così
dicono. Durante la prima seduta gli viene comunicato che “un giudice
si interessa a lui perché i suoi genitori non sono bravi”. Da quel
momento il bambino si rifiuta di partecipare ai successivi colloqui
senza la presenza della madre. La famiglia decide allora di
rivolgersi a uno psicologo di fiducia. Gli assistenti sociali non
gradiscono, anzi vanno su tutte le furie e minacciano di informare
il Tribunale. Eppure ai genitori non è stata tolta la patria
potestà... Stranamente il nuovo psicologo ottiene ampia
collaborazione dal minore e rileva che “i rapporti tra Luca e i
genitori non rivelano particolari anomalie”. Stabilisce inoltre che
coi provvedimenti decisi dal Tribunale “non si fa altro che
peggiorare una situazione che necessitava al massimo di qualche
aiuto e consiglio ai genitori e di rassicurazione e stimolo per il
bambino”. A complemento delle sue conclusioni viene consultato anche
uno dei migliori specialisti di neuropsichiatria del modenese, il
quale descrive Luca come “un bambino intelligente, simpatico e
collaborante” e riscontra “una importante difficoltà di
apprendimento della lettura”, la vera causa dei problemi scolastici
del bambino, di cui nessuno si era mai accorto. Tanto meno la
psicologa scelta dal Servizio affidatario che aveva parlato di
“nessun problema attinente alla sfera del pensiero o del
linguaggio”. Va precisato che i due professionisti consultati dalla
famiglia non si sono basati su soggettive valutazioni, ma su test
scientifici quali i cubi di Khos, le favole di La Duss, la prova
delle matrici Raven, la prova MT, il Boder test e prove di
disegno.
Dal soviet alla scuola libera A
dicembre, mentre viene presentato ricorso contro le decisioni del
Tribunale dei Minori, la famiglia decide di trasferire Luca in una
scuola privata, visto che la maestra continua ad avere un
comportamento ostile e punitivo nei suoi confronti. Poiché la
direttrice, però, non intende dare il suo nullaosta, Luca è
costretto a frequentare la scuola comunale ancora un mese (coi
soliti disagi psicologici). A gennaio ’99, finalmente arriva il
trasferimento. Ed ecco Luca, nelle parole delle sue nuove maestre:
“Non manifesta difficoltà di adattamento alla disciplina scolastica,
è rispettoso ed educato nei confronti delle maestre, aperto verso i
propri compagni. Fin dai primi giorni ha partecipato ai giochi dei
compagni con disponibilità ed entusiasmo, evidenziando buone
capacità di socializzazione ed accettazione delle regole. Consuma
regolarmente i pasti usando adeguatamente le posate. Non si è mai
presentato trascurato nell’igiene e nell’abbigliamento; è seguito
nei compiti a casa e nell’organizzazione del materiale scolastico;
non è mai privo di merenda”.