Mentre il senatore
Antonio Di Pietro si fa rustico vate di un’adveniente “Europa
Giudiziaria”, nel Belpaese che è modello per il suo meraviglioso
progetto sta aumentando il numero dei povericristi che scoprono a
proprie spese il potere della toga.
"I magistrati non si limitano più a
perseguire i reati, ma scelgono di avere funzioni educative e
moralistiche. È l’uso della giustizia a fini sociali". Così, nei
giorni passati, l’avvocato Giuliano Pisapia commentava le ultime
mosse di una magistratura che, non più paga del ruolo di censore
della vita politica nazionale, si prepara ormai ad invadere il campo
della vita privata di tutti i cittadini. Una tendenza confermata
dalla recente sentenza del Tribunale dei minori di Bergamo che, su
indicazione dei servizi sociali, ha tolto ad un padre la potestà sui
figli per “le questioni relative alle scelte scolastiche”, imponendo
loro di frequentare la scuola pubblica anziché quella delle suore
scelta dal genitore (cfr. Il Giornale del 24 gennaio). Così come
dalle discusse decisioni del Tribunale dei minori che ha scelto per
Ketha, malata di leucemia, e per Marco, affetto da tumore alle ossa,
“una cura più giusta” di quella decisa dalle famiglie.
Secondo il senatore Augusto
Cortelloni è il segno degli “innumerevoli reti, fili, lacciuoli
messi attorno alla famiglia che, con la scusa di non lasciarla sola
e di aiutarla, finiscono per svuotarla di competenze ed
immobilizzarla, fino ad arrivare ad una ‘presa in carico coatta’ di
tutte le famiglie italiane... è il sogno di controllo e potenza
delle politiche statalistiche”.
E la migliore documentazione delle
parole del senatore sono le decine di casi racchiusi in un corposo
dossier da lui stesso presentato alla Commissione d’inchiesta
sull’infanzia. Storie tragiche che non hanno bisogno di commenti,
come quella, emblematica, di Clara e Daniele.
L’11 luglio 1996 il Servizio Sociale
(S.S.) del Comune di Carpi presenta una relazione al Tribunale dei
minori di Bologna sulla famiglia P. Il padre - viene detto - è un
alcolista, mentre la madre una prostituta che coinvolge la figlia
Clara nella sua attività meretricia.
Il successivo 8 agosto, il Tribunale
dei minori di Bologna, senza avvisare né interpellare i coniugi P.,
senza svolgere alcuna indagine informativa sulla loro situazione
familiare, dispone con decreto l’affido dei due figli Clara e
Daniele ai S.S. del Comune di Carpi.
Eppure il locale Comando dei
Carabinieri, interpellato qualche mese dopo (21 febbraio 1997), non
avrà difficoltà a stabilire “che il signor P. svolge attività di
muratore; che il nucleo familiare occupa un appartamento di
proprietà sito in centro abitato e confacente alle esigenze della
famiglia; che i genitori non frequentano ambienti o persone
malavitose; che i minori frequentano regolarmente la scuola
dell’obbligo; che i genitori non hanno precedenti o pendenze penali;
che non risulta che la madre sia dedita alla prostituzione o che ne
coinvolga la figlia Clara”.
Finalmente, in data 11 dicembre 1996,
il Tribunale decide di ascoltare anche i coniugi P. Per l’occasione
i S.S. di Carpi redigono una seconda relazione che denuncia
l’assenza del padre dalla vita dei figli e in particolare la sua
mancata partecipazione ai colloqui con gli assistenti sociali. In
verità il signor P. è impossibilitato a presentarsi ai colloqui,
fissati durante il suo orario di lavoro nonostante lui stesso chieda
un orario alternativo.
Comunque, il 14 agosto 1997, il
Tribunale dei minori di Bologna dispone l’allontanamento dei bambini
dalla famiglia. Stranamente non indica, come impone espressamente
l’art. 4, comma 3 della legge 184/83, né il periodo di durata
dell’affido, né i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri
dell’affidatario.
Daniele e Clara vengono trasferiti,
all’oscuro dei genitori, presso il GAM (Gruppo Affido Minori) di
Argenta, gestito dalla Asl di Ferrara, a 150 km. da Carpi (non
esistono strutture più vicine - è la giustificazione). Ai genitori
viene concessa la facoltà di parlare con loro solo per telefono una
volta alla settimana e per un tempo non superiore ai 10 minuti. Ai
colloqui partecipa un operatore che può interromperli qualora, a suo
insindacabile giudizio, non si faccia uso di un linguaggio e di un
tono di voce adeguato. Forse ci si dimentica che l’articolo 5, comma
3 della legge 184/83 recita: “l’affidatario deve agevolare i
rapporti tra il minore e i suoi genitori e favorirne il
reinserimento nella famiglia d’origine”. Durante il periodo di
permanenza in comunità, i minori subiscono maltrattamenti, pressioni
psicologiche e ricatti morali da parte degli operatori (a Natale
l’assistente sociale impedisce ai genitori di inviare ai bimbi anche
un semplice bigliettino “tanto i vostri figli non li rivedrete più”.
Ai bambini, invece, viene fatto notare come nemmeno per Natale i
genitori si interessino di loro. Clara subisce pressioni perché
dichiari che il padre la maltrattava. Sulle pareti della casa di
affido, il senatore Cortelloni rinviene cartelli con scritto
“Daniele sei un perdente”...).
Nel frattempo il dottor Giancarlo
Pietri, psicologo presso il Centro Diocesano della famiglia e
docente all’Università di Bologna, avuto modo di vedere i
fratellini, segnala la situazione di grave disagio dei due e
stabilisce “l’idoneità genitoriale dei signori P. e la loro capacità
di accudire figli, specie se aiutati da strutture di loro fiducia”.
Per tutta risposta, in data 29 aprile 1998, il Servizio Assistenti
sociali di Carpi invita il consultorio diocesano “a disinteressarsi
della questione o ad adeguarsi ai loro metodi”.
Ci prova allora il senatore
Cortelloni che telefona al presidente del Tribunale dei minori di
Bologna, dottoressa Ceccherelli, la quale si rifiuta di comunicargli
dove si trovano Clara e Daniele e di farlo almeno parlare con loro.
La Ceccherelli dimenticava che, secondo la Costituzione, ogni
parlamentare è rappresentante della Nazione e può svolgere funzione
ispettiva nei confronti di qualsiasi amministrazione pubblica
(diritto ribadito dall’art. 4, comma 2, r.d. 16/12/1927 n. 2210).
Intanto arrivano i primi risultati della terapia seguita dai minori
in comunità: Clara non viene ammessa all’esame di III media, aumenta
di 17 kg. in 6 mesi, manifesta “uno scompenso psichico con rischio
suicidario” e arriva a ingoiare l’intonaco delle pareti. Daniele, al
contrario, perde progressivamente peso. A partire dal maggio ’98 si
riscontrano in Clara ecchimosi e tumefazioni al seno, nonché segni
di infezioni ginecologiche. Di questi fatti anomali si informa il
sindaco, i S.S. di Carpi e il Tribunale dei minori di Bologna. La
risposta è che “tutto va bene”. Il 29 luglio 1998 il senatore
Cortelloni presenta un’interrogazione parlamentare su tutta la
vicenda. Poco dopo i bambini vengono chiamati a verbalizzare le
proprie dichiarazioni sui disagi della convivenza in comunità alla
presenza delle persone da loro ritenute responsabili e senza il
sostegno di un legale di parte o di uno psicologo esterno. La stessa
relazione del GAM rivela che “l’ispettore ha cercato di aggiustare
alcune dichiarazioni”. Il 3 ottobre 1998 Daniele, durante un
colloquio con il dottor Pietri e i legali della famiglia P.,
denuncia di aver subito violenze sessuali. Il 31 ottobre anche la
sorella rivela di essere stata violentata. I S.S. ancora una volta
smentiscono tutto, il Tribunale dei minori continua a non
intervenire.
Interviene però la Corte di Appello
di Bologna che il 10 dicembre 1998 presenta queste conclusioni: “a
parere del CTU la deposizione dei bambini relativa alle molestie e
agli abusi subiti nel periodo di vita in comunità sono attendibili;
tali abusi hanno determinato un quadro importante di sofferenza
(disordine post traumatico da stress) nella minore; meno importanti
le conseguenze intuibili al momento per il bambino; non si ravvisano
gravi elementi di patologia nei genitori, tali comunque da far
ritenere che le conseguenze dell’allontanamento siano minori delle
conseguenze legate al continuare a vivere con il proprio nucleo
familiare”.
Oggi Clara e Daniele si trovano di
nuovo a casa con i genitori.
Per loro però i guai e le sofferenze
non sono ancora finite. A fine anno è attesa una decisione
definitiva sul loro destino.