Accusò il padre, poi chiese la grazia: no del ministero
 
Milano

Non è stata accolta la richiesta di grazia fatta al Presidente della Repubblica da una giovane milanese per suo padre, da lei un tempo accusato di averla violentata e per questo condannato a 8 anni. La giovane aveva ritrattato tutte le accuse nei confronti del padre, latitante. Alessandra B., 24 anni, frequenta il 4. anno di giurisprudenza a Milano. Un paio di mesi fa finì sulle prime pagine la sua storia, cominciata con le prime accuse che fecero di suo padre un pedofilo violentatore. Durante i sette processi che si sono susseguiti, Alessandra ha sostenuto l'innocenza del genitore, protestando per un errore giudiziario di cui lei stessa sarebbe stata la causa assieme a medici, investigatori e soprattutto giudici. «Questa - disse - è l' altra faccia della pedofilia. Non sempre le vittime sono i bambini».

All'avvocato milanese Luigi La Marca, che assiste Alessandra B., è arrivata nei giorni scorsi copia della decisione che l'Ufficio Grazie del Ministero della Giustizia ha trasmesso alla Procura Generale di Milano. Cinque righe per dire che «in base alle direttive impartite, alla documentazione acquisita e alle osservazioni espresse da codesta Procura», «non ricorrono le condizioni per il provvedimento di un atto di clemenza».