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MILANO,
11 SETTEMBRE -Le sue prime accuse hanno
fatto di suo padre, di fronte alla giustizia, un pedofilo violentatore
della sua bambina. Ora è la figlia stessa che chiede al presidente Ciampi
la grazia per il padre, giurando che quelle
accuse erano false, che lei inventò tutto e che l'uomo è innocente.
"Questa dice oggi è l'altra faccia della pedofilia. Non sempre le
vittime sono i bambini".
Ha 24 anni Alessandra, studentessa al quarto
anno di giurisprudenza a Milano. Da 8 lotta per dimostrare, senza
riuscirci, l'innocenza del genitore. Ora si aggrappa all'ultima speranza e
chiede al presidente della Repubblica di graziare il padre per un errore
giudiziario di cui lei stessa dice di essere la causa assieme a medici,
investigatori e soprattutto giudici.
Accanto alla sua firma si sono quelle della
madre e di una sorella, sulla domanda di grazia fatta arrivare a Ciampi
qualche giorno fa (ma accompagnata da parere negativo della procura
generale). Dopo due anni di custodia cautelare, il padre, Giovanni, è
fuggito: ora è un latitante colpito da condanna definitiva a 8 anni, dopo
7 processi e nonostante la ritrattazione della figlia già nelle indagini
preliminari. "Continuo a domandarmi scrive Alessandra a Ciampi perchè
mai ho inventato una storia così orribile". "Ho trovato molte
risposte che però nessuno vuole più ascoltare". "Mi vergogno
di me stessa. Mio padre è innocente".
Questo è il racconto della storia, fatto
dalla stessa Alessandra. Inizia nell'80 quando la famiglia si trasferisce
in Valtellina per aprire un ristorante. Tra alti e bassi, la vita
familiare scorre normale, ma talvolta è scossa dagli eccessi del padre
iroso e manesco.
Nel '91 i genitori mandano Alessandra a vivere a Rho per frequentare la
scuola superiore. Lei, che vuole essere sempre al centro dell' attenzione
improvvisamente, si sente sola, abbandonata. Soffre il distacco da
famiglia e amici. A fine '92 accade quello che sarà l'elemento scatenante
dell'intera vicenda: Alessandra viene investita da un'auto mentre è in
bicicletta. È ricoverata per trauma cranico. Tornata a casa la assalgono
nausee, mal di testa e crisi di panico.
Rientrata in ospedale, una visita psichiatrica accerta "un
certo disagio psicologico risalente ad un periodo precedente il trauma e
dovuto a conflittualità intrafamiliari". Torna a casa, ma dopo un pò
fugge e raggiunge Pavia. Mentre è al cinema, sola, la assale una crisi.
Viene portata in ospedale e poi in una clinica neurologica dove le vengono
somministrati psicofarmaci. Ci resterà quasi due anni in tutto, tra crisi
e undici tentativi di suicidio. È allora, scrive a Ciampi, che
"cominciai a raccontare di aver subito abusi sessuali da parte di mio
padre e di un amico di famiglia", abusi dei quali "ero
certa".
Si susseguono gli incontri con poliziotti, assistenti sociali e con il pm
milanese Pietro Forno che, secondo la ragazza, non avrebbe avuto
"alcuna competenza ad indagare". Davanti al pubblico ministero,
ammette Alessandra, "i contorni di questa vicenda mi apparivano
nitidi e ben definiti, nonostante non avessi mai subito nessun tipo di
violenza".
Quando l'inchiesta passa alla procura di Sondrio, la ragazza
comincia a dubitare dei suoi ricordi: "mi resi conto che tutto quello
che avevo raccontato per mesi" era "assolutamente falso".
Comincia il processo, col padre e l'amico accusati di violenze gravissime,
iniziate per l'accusa quando Alessandra aveva 3 anni. Non le credono,
neppure quando dice di aver accusato il padre perchè così in ospedale
era "posta al centro dell' attenzione", lei che voleva
"attirarla in qualunque modo", e che in fin dei conti voleva far
pagare al padre i maltrattamenti in famiglia. L' assoluzione arriva in
appello, ma la sentenza è annullata nel '95 dalla Cassazione. Il
processo, ricominciato in appello, si chiude con la condanna alla quale
seguono un nuovo annullamento e una nuova condanna, definitiva, in
Cassazione nell'aprile scorso.
"Non si può chiedere la revisione - spiega il legale della
giovane, l' avvocato Luigi la Marca -. Se avesse ritrattato dopo si
sarebbe potuto pensare alla revisione. Ma le sue dichiarazioni sono state
già valutate dai giudici".
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