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Il Piccolo |
Confessione choc.
Il genitore è stato condannato a otto anni di reclusione e ancora oggi è
latitante
Una ragazza scrive a
Ciampi: «Ho detto il falso,
mio padre non mi ha mai violentata. Graziatelo»
MILANO - Otto anni fa accusò il padre di averla violentata, si inventò tutto e
oggi chiede al Presidente della Repubbica la grazia per il genitore, condannato
con sentenza definitiva.
«Amavo mettermi in mostra e non mi rendevo conto di quello che facevo - spiega
oggi Alessandra, 24 anni, studentessa di giurisprudenza a Milano -. Questa è
l'altra faccia della pedofilia. Non sempre le vittime sono i bambini».
Da 8 anni la ragazza lotta per dimostrare, senza riuscirci, l'innocenza del
padre, condannato per un errore giudiziario di cui lei stessa dice di essere la
causa, assieme a medici, investigatori e soprattutto giudici. L'ultima sua
speranza resta la grazia.
Dopo due anni di custodia cautelare, il padre, Giovanni, è fuggito: ora è un
latitante colpito da condanna definitiva a 8 anni, dopo 7 processi e nonostante
la ritrattazione della figlia già nelle indagini preliminari. «Continuo a
domandarmi - si legge nella lettera a Ciampi - perchè mai ho inventato una
storia così orribile. Mi vergogno di me stessa. Mio padre è innocente».
Sulla vicenda si è già aperta una vivace polemica e ci si chiede come sia
possibile condannare un uomo senza precisi riscontri nella realtà. Del caso si
occupò prima il sostituto procuratore milanese, Pietro Forno, che non ha voluto
commentare la richiesta di grazia: «Il processo è stato fatto e la sentenza è
ormai definitiva», si è limita a dire. Fu poi la procura di Sondrio a
procedere visto che la famiglia della ragazza viveva in Valtellina.
Nel '91 Alessandra fu mandata dai genitori a Rho, nel Milanese, per frequentare
la scuola superiore. Lei si sentì sola, abbandonata. Soffriva il distacco da
famiglia e amici. Un anno dopo fu investita da un'auto mentre era in bicicletta.
Ricoverata per trauma cranico in ospedale, in seguito a una visita psichiatrica,
si accertò «un certo disagio psicologico risalente ad un periodo precedente il
trauma e dovuto a conflittualità intrafamiliari». Per lei cominciò un periodo
di cure neurologiche e, anche sotto l'effetto di psicofarmaci, cominciò a
raccontare di aver subito abusi sessuali da parte del padre e di un amico di
famiglia. Si susseguono gli incontri con poliziotti, assistenti sociali e con il
Pm milanese Pietro Forno e Alessandra riesce a convincere tutti. Solo quando
l'inchiesta passa a Sondrio, la ragazza comincia a dubitare dei suoi ricordi: «Mi
resi conto che tutto quello che avevo raccontato per mesi era assolutamente
falso - dice -. Ma nessuno poi mi ha creduto, nemmeno quando ho raccontato di
aver accusato mio padre perchè così in ospedale restavo al centro
dell'attenzione e potevo fargli pagare i maltrattamenti in famiglia. Come ha
accertato un ginecologo sono vergine e spero che la mia richiesta di grazia sia
accolta».