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la Provincia PAVESE |
Quindicenne
all'epoca dei fatti, ora Alessandra ha 24 anni ed ha scritto al presidente della
Repubblica Ciampi
Accusò il
padre di stupro, chiede la grazia
Crisi
scatenante in un cinema: fu ricoverata in neurologia a Pavia
L'uomo è latitante deve scontare 8 anni di carcere. Il pm Forno: «Il caso è
chiuso»
di Annibale Carenzo
MILANO. Accusando il padre di abusi sessuali, lo ha fatto condannare a otto anni
di reclusione. Ora che la sentenza è diventata definitiva, dopo sette processi,
l'uomo ha lasciato il ristorante che gestiva e si è dato alla latitanza. La
figlia, sconvolta dal rimorso ha fatto domanda di grazia al Presidente della
Repubblica, sostenendo che le accuse erano inventati e ispirati ad una forma di
mitomania.
Al centro della incredibile storia Alessandra C. una bella ragazza di 24 anni al
quarto anno di giurisprudenza. I fatti risalgono all'epoca in cui Alessandra
aveva 15 anni: per consentirle la frequenza delle scuole medie superiori la
famiglia, abitante in Valtellina, l'aveva sistemata a Rho. A fine '92 accade
quello che sarà l'elemento scatenante dell'intera vicenda: Alessandra viene
investita da un'auto mentre è in bicicletta. E' ricoverata per trauma cranico.
Tornata a casa la assalgono nausee, mal di testa e crisi di panico. Rientrata in
ospedale, una visita psichiatrica accerta «un certo disagio psicologico
risalente ad un periodo precedente il trauma e dovuto a conflittualità
intrafamiliari». Torna a casa, ma dopo un po' fugge e raggiunge Pavia. Mentre
è al cinema, sola, la assale una crisi. Viene portata in ospedale e poi in una
clinica neurologica dove le vengono somministrati psicofarmaci. Ci resterà
quasi due anni in tutto, tra crisi e 11 tentativi di suicidio.
Scrive Alessandra: «Mescolando furbamente gli elementi della denuncia, li resi
tanto credibili che ad un certo punto io stessa ne ero convinta. Ma già davanti
al giudice delle indagini preliminari ritrattai e spiegai come era nata la mia
iniziativa. Purtroppo non fui creduta e mio padre venne ritenuto colpevole di
fatti mai commessi». Nel corso dell'inchiesta, avviata dal Pubblico Ministero
Pietro Forno, del pool antiviolenze della procura milanese, il padre della
ragazzina fu arrestato. Il processo di appello si fece tre volte a Milano in
seguito a due annullamenti da parte della Corte di Cassazione. Alla fine la
condanna definitiva a otto anni di reclusione passò in giudicato e l'uomo, per
evitare di tornare in prigione, si diede alla latitanza. Adesso la figlia cerca
di riabilitarlo.
La domanda di grazia presentata attraverso l'avvocato Luigi La Marca è
sottoscritta anche dalla madre e dalla sorella. «Provo un terribile senso di
colpa - spiega adesso la giovane - per questo vorrei riparare al danno provocato
spiegando anche al Presidente della Repubblica che tutto accadde perché mi
sentivo disperatamente sola e volevo in qualsiasi modo pormi al centro
dell'attenzione». «Se riuscissi a farmi credere, avrei la gioia di vedere
riunita la mia famiglia». La procura generale di Milano però ha già dato
parere contrario all'accoglimento della domanda di grazia. I giudici non credono
ad un lontano peccato di gioventù. «Cose da adolescenti» come le definisce
adesso Alessandra. Tra i documenti trasmess al capo dello Stato c'è anche un
certificato medico che la definisce vergine.