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CHIEDE LA GRAZIA PER IL PADRE CONDANNATO PER AVERLA STUPRATA

ANSA) - MILANO, 10 SET - Le sue prime accuse hanno fatto di suo padre, di fronte alla giustizia, un pedofilo violentatore della sua bambina. Ora è la figlia stessa che chiede al Presidente Ciampi la grazia per il padre, giurando che quelle accuse erano false, che lei inventò tutto e che l'uomo è innocente. "Questa - dice oggi - è l'altra faccia della pedofilia. Non sempre le vittime sono i bambini".

Ha 24 anni Alessandra B., studentessa al 4° anno di giurisprudenza a Milano. Da 8 lotta per dimostrare, senza riuscirci, l'innocenza del genitore. Ora si aggrappa all'ultima speranza e chiede al presidente della Repubblica di graziare il pade per un errore giudiziario di cui lei stessa dice di essere la causa assieme a medici, investigatori e soprattutto giudici.

 

            Accanto alla sua firma ci sono quelle della madre e di una sorella, sulla domanda di grazia fatta arrivare a Ciampi qualche giorno fa (ma accompagnata da parere negativo della Procura Generale). Dopo due anni di custodia cautelare, il pader, Giovanni, è fuggito: ora è un latitante colpito da condanna definitiva a 8 anni, dopo 7 processi e nonostante la ritrattazione della figlia già nelle indagini preliminari.

"Continuo a chiedermi - scrive Alessandra a Ciampi - perchè mai ho inventato una storia così orribile". "Ho trovato molte risposte che però nessuno vuole più ascoltare". "Mi vergogno di me stessa. Mio padre è innocente".

           

            Questo è il racconto della storia, fatto dalla stessa Alessandra. Inizia nell'80 quando la famiglia si trasferisce in Valtellina per aprire un ristorante. Tra alti e bassi, la vita familiare scorre normale, ma talvolta è scossa dagli eccessi del padre iroso e manesco.

Nel '91 i genitori mandano Alessandra a vivere a Rho per frequentare la scuola superiore. Lei che vuole essere sempre al centro dell'attenzione improvvisamente si sente sola, abbandonata. Soffre il distacco da famiglia e amici. A fine '92 accade quello che sarà l'elemento scatenante dell'intera vicenda: Alessandra viene investita da un'auto mentre è in bicicletta. E' ricoverata per trauma cranico. Torna a casa, la assalgono nasuee, mal di testa e crisi di panico.

            Rientra in ospedale, una visita psichiatrica accerta "un certo disagio psicologico risalente ad un periodo precedente il trauma e dovuto a conflittualità intrafamiliari". Torna a casa ma dopo un po' fugge e raggiunge Pavia. Mentre è al cinema, sola, l'assale una crisi. Viene portata in ospedale e poi in una clinica neurologica dove le vengono somministrati psicofarmaci. Ci resterà quasi due anni in tutto, tra crisi e tentativi di suicidio. E' allora, scrive a Ciampi, che "comicniai a raccontare di aver subito abusi sessuali da parte di mio padre e di un amico di famiglia", abusi dei quali "ero certa".

 

            Si susseguono incontri con poliziotti, assistenti sociali e con il Pm milanese Pietro Forno che, secondo la ragazza, non avrebbe avuto "alcuna competenza ad indagare". Davanti al Pm, ammette Alessandra, "i contorni di questa vicenda mi apparivano nitidi e ben definiti, nonostante non avessi mai subito alcun tipo di violenza".

Quando l'inchiesta passa al Pm di Sondrio, la ragazza comicnia a dubitare dei suoi ricordi: "Mi resi conto che tutto quello che avevo raccontato per mesi" era "assolutamente falso".

Comincia il processo, col padre e l'amico accusati di violenze gravissime, iniziate per l'accusa quando Alessandra aveva 3 anni. Non le credono, neppure quando dice di aver accusato il padre perchè così in ospedale era "posta al centro dell'attenzione", lei che voleva "attirarla in qualunque modo", e che in fin dei conti voleva far pagare al padre i maltrattamenti in famiglia.

L'assoluzione arriva in appello ma la sentenza è annullata nel '95 dalla Cassazione. Il processo, ricominciato in appello, si chiude con la condanna alla quale seguono un nuovo annullamento e una nuova condanna, definitiva, in Cassazione nell'aprile scorso. "Non si può chiedere la revisione - spiega il legale della giovane, l'avv. Luigi la Marca -. Se avesse ritrattao dopo si sarebbe potuto pensare alla revisione. Ma le sue dichiarazioni sono state già valutate dai giudici." (ANSA)