ANSA: Parla il padre di Alessandra

 

(ANSA) - MILANO, 26 NOV - ''Mi sembra di essere in un incubo, in un film di Hitchcoch'': un rumore leggero di piatti culla al telefono la voce roca e disperata di Giovanni B.. Un anno e mezzo i giudici decisero che è colpevole di aver violentato la figlia, Alessandra. Da allora è latitante. La ragazza ha chiesto al Presidente Ciampi di graziarlo. Negativa la risposta.

Un Pm ieri aveva accusato di mancanza di professionalità le indagini condotte in un caso simile, preannunciando un'inchiesta sui periti e facendo assolvere un altro padre. Oggi Giovanni B. - condannato a 8 anni, due già passati in carcere in custodia cautelare - sembra ancora più vittima di un sistema che qualcuno nella Procura di Milano definisce da tempo un "tritacarne" che, con tantissimi ignobili stupratori, talvolta sembra macinare persone di cui ci si chiede se siano colpevoli.

Alessandra ha 24 anni e studia giurisprudenza. Da 8 anni combatte contro la giustizia che le credette quando, stordita da psicofarmaci e in preda a fantasie da adolescente, accusò il padre di averla violentata. L' uomo finì in carcere e a nulla servì la ritrattazione della ragazza, continua e ripetuta.

Mentre Alessandra continua la sua lotta insieme alla madre e alla sorella, mentre i suoi amici oggi consegnano volantini in piazza Cordusio a Milano per sensibilizzare la gente alla vicenda, Giovanni è latitante. Trascorrerà un altro Natale senza la famiglia. (SEGUE).

(ANSA) - MILANO, 22 DIC - ''Sono - dice - in un gorgo, spolpato dei sentimenti, delle gioie e delle tenerezze. Possibile che non si rendano conto di ciò che hanno fatto?''.

- Cosa prova verso i giudici?

''Gli auguro di provare il 10 per cento, solo il 10 per cento di quello che hanno fatto provare a me''.

- Perché non si costituisce? Ci pensa e risponde: ''Alessandra vuole un papà libero. Se capirò che mi stanno per trovare, cambierò posto. Se mi troveranno andrò in carcere serenamente, non ho paura del carcere. Ci sono stato due lunghi anni e i detenuti capirono il mio caso. Ma credo che non mi cerchino perché sanno che sono innocente''.

- Non ha chiesto perdono?

''E per cosa? Per un crimine che non ho compiuto? Per questo non ho chiesto la grazia a Ciampi. L' ha fatto mia figlia. Io avrei dovuto ammettere la colpa. Mi sento il capro espiatorio di un sistema che non funziona, di una giustizia che non ammette i propri errori, di una caccia alle streghe''.

La voce si alza di tono: ''Ma lei - dice al cronista - immagina quello che è successo ad Alessandra? Alla mia famiglia? Pensi che hanno costretto mia moglie perfino alla separazione perché altrimenti le avrebbero tolto le figlie. Quello che è successe a me, di fronte a tutto ciò, è niente''. (SEGUE).

(ANSA) - MILANO, 22 DIC - Cosa fa per vivere?

''Il più bel lavoro del mondo, il mio. Faccio il pane e le pizze. E' un lavoro che mi rilassa e qui tutti mi rispettano. Qui non sanno quello che è successo. Mi sono rifatto una vita ma mi manca tutto quello che ho avuto per quasi 60 anni. In un certo senso io sono fuori dalla storia, è la mia famiglia ad essere nella burrasca''.

Dice di essere innocente. Perchè?

''Perché posso guardare negli occhi Alessandra e la mia famiglia. Ho molti difetti, ho fatto tanti errori. A volte sono stato un po' duro, autoritario e anche manesco. Ma non ho, ripeto, non ho mai abusato sessualmente di mia figlia''.

Allora, perché Alessandra l' accuso'?

''Credo per ribellione ai litigi con mia moglie''.

Che tipo di rapporto c'era tra lei se sua figlia? ''Amicizia, fiducia. Un padre deve aiutare sua figlia. Vorrei per lei gioia, tranquillità e felicità''.

Sua figlia ha preso molte per lei. Cosa ne pensa?

''Sono orgoglioso del suo eroismo perché sta lottando per capovolgere il male che inconsciamente mi ha fatto da malata''.

I giudici hanno detto che lo fa spinta dal senso di colpa.

''Vorrei che non l' avesse. Lei è stata solo uno strumento in mano agli psicologi e ai magistrati.