A.V.I.

 

L'.A.V.I. si presenta come un'associazione di vittime contro l'ingiustizia. Avendo avuto l'indirizzo del loro sito, mi sono subito collegata, cercando di avere più notizie possibili sul loro operato.

Nel sito c'erano molti casi di "presunte ingiustize", per le quali l'associazione si era impegnata.

Decisi allora di scrivere al segretario, Giacomo Fassino, per raccontare la mia storia ... chissà forse avrebbero potuto aiutarmi!

 

Sabato 17 aprile io e mio padre andammo a Pescia di Pistoia per incontrare Giacomo Fassino. Ci accolse nella sua casa, in modo molto caloroso. Ricordo che era interessatissimo alla nostra vicenda, e che non vedeva l'ora di "cominciare a lavorare". Ci disse che c'era qualche buona possibilità di riuscire a riaprire il caso, e di avere una sospensione della pena per mio padre, così che potevamo stare tranquilli per un po'.

C'era però un leggero impedimento al suo operato, e a quello dell'associazione: dovevamo iscriverci, cioè, mio padre, doveva iscriversi all'associazione, perchè altrimenti lui, gli avvocati dell'associazione ecc... ecc... non avrebbero potuto "lavorare per noi". Occorreva una sorta di procura/mandato. Ed era l'iscrizione all'associazione. La quota variava in base al tipo di socio che si voleva essere: ordinario, onorato ecc... ecc... 

Mio padre scelse la quota minima di L. 200.000, dato che le nostre condizioni economiche, da questa vicenda, non sono più state delle  migliori.

Dopo di che mi chiese di mandargli una relazione via e-mail, in cui avrei dovuto scrivere tutte le nuove possibili testimonianze, o nuove prove, utili per la riapertura del processo.

Così mi organizzai, e dopo qualche giorno gliela spedii.

 

Avevo spedito la relazione in formato .doc, poichè avevo usato Word di Office 98. Ma Giacomo Fassino non riuscì a leggerla, poichè sul computer che usava aveva installato una versione precedente di Word. Così gliela rispedii in due nuovi formati il 3 maggio 1999: .txt e in Word 6.0. Ecco come mi rispose Giacomo Fassino:

 

I rapporti con Giacomo Fassino, e dunque con l'associazione, terminarono così, bruscamente, senza che io riuscissi a capirne i motivi.

Dato che mi spiaceva, anche di aver perso la quota di associaizone inutilmente, gli spedii un messaggio, ed anche una raccomandata, per riavere, almeno, la documentazione che io e mio padre gli avevamo portato, perchè ci apparteneva.

Non ricevetti mai alcuna risposta.

 

 

Nei mesi seguenti seppi dai giornali che Giacomo Fassino era stato accusato e condannato per  truffa.