procedimento - presso lo studio dell'avv. Luigi la Marca, in Milano, viale C----- n.-,

 

 

espongo

 

 

Alcuni anni fa - durante la mia adolescenza - ho denunciato mio padre, Giovanni B. per il reato più grave di cui si può macchiare un padre nei confronti della figlia: violenza sessuale.

 

Mi ero infatti - all'epoca - convinta che in ripetute occasioni avesse sessualmente abusato di me, insomma che avesse approfittato in modo indegno della sua stessa figlia.

 

Il tutto cominciò verso la fine del 1992 quando, dopo essere stata investita da un'auto mentre andavo in bicicletta, venni ricoverata presso l'ospedale di Magenta dove mi fu riscontrato un trauma cranico commotivo.

 

Una volta dimessa cominciai a non stare bene,a  soffrire di forti mal di testa, di nausea e ad avere le prime crisi. Per tale morivo mi sottoposi ad esami presso l'ospedale di Rho.

 

In particolare mi furono eseguiti l'elettroencefalogramma e la TAC, risultati perfettamente nella norma, ed una visita psichiatrica che accertò l'integrità delle finzioni psichiche primarie.

 

Mi venne però diagnosticata la presenza di un certo disagio psicologico risalente ad un periodo precedente il trauma e dovuto a "conflittualità intrafamigliari vissute in modo ancora teatrale e immaturo".

 

Da quel momento in poi - con cadenza settimanale - venivo colpita da crisi che si placavano solo dopo la somministrazione di farmaci.

 

In data 21 gennaio 1993 venni ricoverata presso l'istituto Neurologico Casimiro Mondino di Pavia dal momento che ero affetta da crisi isteriche di tipo pseudoepilettico, probabile conseguenza del trauma cranico commotivo riportato nell'incidente e, per tale motivo, venni sottoposta a trattamenti di psicoterapia e di sostegno psichico.

 

Risultò poi che le mie ricorrenti crisi non avevano natura epilettica ma erano caratterizzate da una profonda alterazione dello stato di coscienza.

 

 

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