Proprio durante gli incontri con i medici, dott. Giorgio Rossi e dott.sa Laura Farinotti, cominciai a raccontare di aver subito abusi sessuali da parte di mio padre e da parte di un amico di famiglia, tale Guglielmo P. 

 

Al momento di queste prime dichiarazioni, e nel periodo di tempo immediatamente successivo ad esse (per circa cinque mesi), ero certa di quanto andavo affermando: raccontai episodi particolari ed ebbi numerosi incontri con poliziotti, medici ed assistenti sociali, nonché con un pubblico ministero di Milano, il dott. Pietro Forno, durante i quali descrissi in maniera accurata le violenze di cui mi ritenevo vittima.

 

Non so se questo abbia rilevanza, ma ho scoperto solo dopo molto tempo che il dott. Forno non aveva alcuna competenza ad indagare - sia in relazione al luogo del commesso reato che su quello delle prime dichiarazioni.

 

Non so spiegarne il perché ma - durante l'interrogatorio - nella mia mente i contorni di questa vicenda mi apparivano nitidi e ben definiti, nonostante non avessi mai subito nessun tipo di violenza da parte di mio padre.

 

Ritengo di poter dire che le tecniche d'interrogatorio abbiano avuto influenza nel mio ricordare.

 

Questa situazione comincio a mutare nel momento in cui venni sentita dal p.m. di Sondrio dott.sa Palasciano: in data 22.7.1993 resi delle dichiarazioni in cui testualmente affermavo"... forse gia nei giorni in cui ho parlato con il dott. Forno ho cominciato ad avere le idee un po' confuse ed a pensare che non sia vero che mi siano successe tutte quelle cose che ho raccontato, vorrei sapere se è vero, se mi è successo quello che ho detto...".

 

Mi resi conto infatti che tutto quello che avevo raccontato per mesi sia a mia madre sia alle mie sorelle sia alle persone che mi avevano assistito era assolutamente falso; tuttora non riesco a darmi una spiegazione del gesto assurdo e gravissimo che ho compiuto: per lungo tempo ho mentito, ho raccontato cose terribili mai successe, mi sono inventata tutto senza un motivo plausibile e soprattutto ho infangato la reputazione di mio padre (che non reputo certo un santo, ma che non ha sicuramente commesso quanto da me denunciato al dott. Forno).

 

Ho spiegato la situazione ai giudici sia nel giudizio di primo grado sia dinanzi alla Corte d'appello e durante le mie deposizioni in sede dibattimentale ho ribadito che i fatti che avevo raccontato per alcuni mesi erano soltanto frutto della mia fantasia: mai, infatti, sono stata vittima di violenza sessuale o di altri abusi sessuali da parte di mio padre e desidero sopra ogni cosa che ciò risulti chiaramente e precisamente.

 

 

 

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