Quando venni sentita come teste durante il dibattimento cercai di convincere i giudici del fatto che avevo raccontato tutte quelle falsità semplicemente perché all'Istituto Mondino di Pavia - dopo le mie prime dichiarazioni contro il Pepe - fui subito posta al centro dell'attenzione da parte dei medici; affermai più volte che mi sentivo particolarmente coccolata e che, per far pagare a mio padre i maltrattamenti che talvolta aveva usato nei confronti della mamma, cominciai ad accusare, oltre al Pepe, anche lui.

 

Nonostante io abbia ritrattato tutto ed abbia numerose volte e sempre e costantemente tentato di spiegare il perché del mio comportamento, i giudici non mi hanno creduto ed hanno ritenuto che fossi attendibile al momento delle dichiarazioni rese durante le indagini preliminari e non più al momento della mia ritrattazione nel corso di tutti i gradi del giudizio.

 

Questa decisione presa dai giudici mi ha lasciata alquanto sgomenta dal momento che - a seguito di perizia psicologica psichiatrica svolta nel gennaio 1995 dal prof. Gianluigi Ponti nei miei confronti su incarico della sez. I penale della Corte d'Appello di Milano, avente come quesito la mia idoneità a rendere testimonianza - lo stesso perito, una figura di luminare universalmente apprezzata nel suo campo, concluse la sua relazione affermando che "... non possono esservi dubbi nell'affermare che all'epoca delle rivelazioni in ospedale e delle deposizioni innanzi al pubblico ministero era certamente malata, e di una malattia che altamente comprometteva la idoneità a rendere testimonianza..."; ed ancora"... si trattava di una condizione morbosa che, necessariamente, riduceva - e in modo elevato - la idoneità a testimoniare, proprio perché le tematiche sessuali alimentavano l'isteria e su tali temi vertevano le dichiarazioni della B. ...".

 

Il prof. Ponti disse infine che "... per contro attualmente la giovane presenta - e da tempo - una completa scomparsa delle manifestazioni isteriche...".

 

Deve credermi, signor Presidente, quanto le sto raccontando è assolutamente vero e non dovuto ad alcuna pressione esterna ne ad altra causa, anche perché - è un fatto inequivocabile - lo sto ribadendo da anni.

 

L'unica spiegazione che posso dare del mio gesto, al fatto di aver inventato una incredibile storia di abusi e violenze, sta nel fatto che durante l'infanzia e l'adolescenza sono stata una ragazza abbastanza difficile: avevo bisogno di essere sempre al centro dell'attenzione e sentivo la necessità di attirarla in qualunque modo.

 

Forse l'incidente del quale ho già parlato, e soprattutto le conseguenze neurologiche che ne sono derivate, aggravate dalla massiccia somministrazione di psicofarmaci cui venni sottoposta (ero in trattamento anche durante gli interrogatori del dott. Forno), hanno giocato un ruolo in tutto questo.

 

Nel frattempo il processo - dopo una prima sentenza di condanna, una di assoluzione in appello, un annulamento della cassazione, una condanna nel secondo giudizio d'appello ed un rigetto della cassazione - si è concluso con una sentenza di condanna a 8 anni di reclusione.

 

Mio padre è stato sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere ed è stato detenuto per più di due anni.

 

A seguito della sentenza d'assoluzione venne scarcerato ed ora è latitante.

 

 

 

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Io mi vergogno di me stessa e Le chiedo umilmente, Signor Presidente, di concedere la grazia a mio padre, perchè non vedo altra soluzione per rimediare una situaizone a mio avviso di totale ingiustizia, purtroppo da me causata,a nche se subito dopo - con forza e costantemente nel tempo - ritrattata.

 

La prego Signor Presidente di compiere un gesto che - al di là della giustizia umana che è naturalmente fallibile - possa porre rimedio al dramma di mio padre.

 

Pensi solo all'iniquità di una situazione per la quale se io avessi ritrattato solo a processo definitivo mio padre avrebbe avuto diritto ad un giudizio di revisione, mentre oggi - nonostante ritrattazioni costanti nel tempo ed univoche - il processo è definitivamente finito con una condanna.

 

Mi aiuti, La prego, a non continuare a vivere con un rimorso che mi sta consumando.

 

La ringrazio.

 

 

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