Intervista a Il Giornale

 

 

"Hanno usato la mia malattia

per fare di papà un mostro"

 

LA STORIA

 

Parla la ragazza

che denunciò di essere

stata violentata dal

genitore e poi ritrattò

 

STEFANO ZURLO

da Milano

 

Punta gli occhi come due radar, fissa l'interlocutore per una frazione di secondo: "Provi a immaginare una cucina, la cucina del ristorante di papà e mamma. Io ho

in mano un coltello..." Si è già tuffata, Alessandra. Un viaggio nelle profondità della psiche, una discesa che la ragazza compie regolarmente da 7 anni, andando sempre a sbattere contro quella domanda che è peggio di un macigno: perchè? "Perchè l'ho fatto? Perchè ho accusato mio papà e l'ho fatto finire in galera?". Per più di due ore - e sarà la millesima volta che ci prova - Alessandra nuota intorno a quella domanda, ma vuol collocare la sua ossessione al punto giusto: "Ho in mano un coltello, sto tagliando una mozzarella. Papà è al mio fianco. All'improvviso qualcuno da dietro spinge la mia mano e io infilzo proprio lui. Gli faccio male, è la mia mano a muovere la lama, lui non può vedere quello che dietro mi sta spingendo".

È solo un esempio e quel piatto di mozzarella è solo una roccia cui aggrapparsi mentre si scende giù, giù, là dove tutti i sentimenti e le sensazioni - la colpa, la vergogna, la sofferenza - sfumano nel grande mistero della libertà umana. Parla senza mai interrompersi, Alessandra, 24 anni. Forse perchè da sette anni si allena. Nemmeno l'essere diventata un caso mediatico la sconvolge: lei,presunto agnello sacrificale, chiede a Ciampi la grazia per il condannato. Non s'era mai visto che fosse la vittima a implorare misericordia per il suo carnefice. "Mi sono inventata tutto". Anche se i medici, la polizia, il Pm, i giudici le hanno creduto solo quando puntava il dito, descrivendo gli scempi compiuti su una ragazzina di sedici anni, e non quando si batteva il petto. Perchè?

 

"Dopo l'incidente avevo un buco nero in testa e ho detto ai giudici ciò che leggevo su riviste porno"

 

"Perchè uno passa col rosso?", rilancia lei prontissimma e lucidissima, prendendo fiato. "Avevo sedici anni...". Estrae dalla memoria tante imagini e compone l'album di un'adolescente. "Papà e mamma avevano una pizzeria in un paesino di montagna. Tantissimo lavoro, anche trecento pizze al giorno perchè lui ci sapeva fare: sempre pronot a scherzare con i clienti, sempre al centro della mia vita e di quella delle mie sorelle. Un tipo forte, punitivo, forse un po' autoritario, qualche volta manesco, come quando picchiava la mamma...". Così, con mano leggera, Alessandra traccia l'identikit del presunto mostro. Gli vuole bene, rimprovera di avergli voluto male per poche settimane, il tempo indispensabile perchè la giustizia si impadronisse del loro rapporto e lo trasformasse in un verdetto di infamia. "Papà mi portava a pattinare, papà mi accompagnava a scuola, papà... la mamma stava sempre un passo indietro, nel suo cono d'ombra, forse perchè questa era la sua cultura meridionale".

Una famiglia con i suoi angoli, ma per quanto si sfogli quell'album si fatica a intravedere la tempesta. In filigrana si notano invece le piccole grandi inquietudini di tre sorelle cui si sta spalancando il mondo.

La più grande: "Ribelle, in polemica con la famiglia, oggi è l'unica a non aver firmato la richiesta di grazia. È come se ormai fosse estranea a quel che sta succedendo. La seconda:"Un carattere più debole, trascinata dagli altri. Oggi è con me". La terza, Alessandra: una vita normale, gli studi allo scientifico, gli incontri settimanali con i genitori che a turno scendono in città a vedere cosa stanno combinando le ragazze.

PSICODRAMMA

Alessandra ha messo in moto la lenta ma inesorabile macchina della giustizia accusando il padre di averla violentata.

Poi, quando ha ammesso di essersi inventata tutto, nessuno le ha creduto.

Si batte ormai da sette anni per scagionare il genitore. Nella foto l'avvocato Luigi la Marca con Alessandra

 

 

 

 

Una sera Alessandra pedale felice. E non vede il semaforo rosso. Si risveglia all'ospedale, trauma cranico e altre lesioni. Niente di grave, all'apparenza, torna a casa e scuola ma l'esistenza non è più la stessa. Cominciano le crisi di panico, gli attacchi di un male misterioso a cui nessuno sa dare un nome, le paure irrazionali che travolgono tutto come onde altissime. Che cosa accade nella testa di una ragazzina? "Strabuzzavo gli occhi, vedevo nero, svenivo. Tutti i giorni". Che cosa ha provocato il black out? L'incidente? L'angoscia da ospedale? O forse c'è qualche buco nero nella sua storia? Alessandra è concentratissima come in apnea. Gli occhi talvolta mandano lampi. Indecifrabili. Con le parole e le sensazioni adesso è fra i letti della clinica di pavia, dove nell'estate del '93, è avvenuto il grande racconto. "Venivano a trovarmi uno psichiatra e una psicoterapeuta. Sentivo che da me si aspettavano qualcosa, un nome, una faccia, una rivelazione che desse corpo ai loro sospetti e spiegasse una volta epr tutte la mia malattia altrimenti incomprensibile. "Alessandra, mi diceva il dottore, se devi dirmi qualcosa, non avere paura". L'atmosfera si fa sempre più pesante: chi è l'uomo nero che Alessandra scorge nei suoi incubi? "Un giorno passeggiano con la psicoterapeuta, mi accoccolai sul calorifero e mormorai: "È mio padre". Lei mi abbracciò".Il tradimento è consumato. Il resto viene da sé. "Ogni giorno aggiungevo un episodio" e così portavo mattoni all'accusa. "Partivo sempre da un fatto vero, il giorno che papà mi portava a pattinare, e ci aggiungevo un particolare inventato di sana pianta". Il canovaccio su cui improvvisare quelle sconvolgenti rivelazioni glielo danno altre ricoverate: c'è l'anoressica, c'è quella che è stata violentata per davvero dal nonno, quella che  ha tentato il suicidio. Basta incollare e cucire con la fantasia e con un pizzico di malizia. "Ci sovrappponevo i ricordi delle prime esperienze avute con i ragazzi, le confidenze delle mie amiche più spregiudicate, spezzoni di riviste porno". La narrazione si trasforma in un trattato di bassa macelleria. Lei intanto è sempre più

nella parte: "Per far vedere che il problema c'era sul serio, cominciai a tagliarmi. Taglietti, poi ferite più serie, poi tentativi di suicidio". In quei mesi terribili prova a togliersi la vita undici volte, ma il motivo, almeno nella sua testa, si capovolge: "Prima era per simulare, poi quando scoprii che avevano arrestato papà, provai ad ammazzarmi per punirmi. Perchè lo avevo calunniato". Sul diario, Alessandra scrive: "Non ne posso più, papà ti voglio bene, perdonami".

 

"Sono disposta a passare il resto della mia vita in galera: basta che giustizia sia fatta"

 

Esce dalla clinica. A luglio, luglio ' 93, si confida con un prete, poi con un Pm di Sondrio: "Ho detto il falso. Papà non mi ha mai violentato". Ma ormai le tessere della presunta verità si sono incollate, anche se malamente, lìuna all'altra. La mamma, impietrita, si è separata, come suggerito dai magistrati per il bene delle ragazze. Le sorelle, pur senza raccontare un solo episodio, hanno emesso sentenze terribili: "Ecco perchè papà era così strano, ecco perchè papà era così violento!. Sette anni di ritrattazioni non sono stati sufficienti, sette anni non sono bastati per rispondere fino in fondo alla domanda: perchè? Ora Alessandra promette: "Sono disposta a passare il resto della mia vita in galera". Suo padre, prima di scappare chissà dove, le ha detto: "Sei mia figlia, non hai bisogno di essere perdonata". Forse, ha visto il coltello nelle mani di Alessandra, ma anche l'ombra che da dietro lo spingeva.

 

LE TAPPE
1991 I genitori mandano Alessandra quindicenne a vivere a Rho per frequentare la scuola superiore
Investita da un'auto viene ricoverata per trauma     1992 cranico
1993 La ragazza è ricoverata in una clinica neurologica. Tenterà il suicidio 11 volte
Racconta al pm Forno di aver subito abusisessuali 1994 dal padre e da un amico dal 1980. L'inchiesta passa al pm di Sondrio. Inizia il processo. La ragazza racconta di aver accusato il padre per attirare l'attenzione
1995 Arriva l'assoluzione in appello, ma la sentenza è     annullata dalla Cassazione
20 giugno: in appello il padre viene           1996 condannato a otto anni di reclusione
9 aprile 2000: la condanna definitiva in Cassazione. L'uomo è latitante
25 marzo: Alessandra chede la grazia per il         2000 padre al presidente Ciampi ritrattando ogni accusa.