Una firma per Alessandra B.

Alessandra è una ragazza come tante altre che frequentano l'università; ma ha bisogno di un piccolo aiuto. La sua storia è stata raccontata circa un mese fa dai media. La sua storia ha destato scalpore ed incredulità. Lei ora sta cercando comprensione e qualcuno che la voglia aiutare. E che sia capace di ascoltare tutta la verità. Quella verità a cui i giudici non hanno voluto credere!

Dalle notizie diffuse, non sono purtroppo emersi elementi importanti, che cercheremo di mostrarvi. Abbiamo però bisogno anche del vostro aiuto per sapere quali dubbi possano emergere da tutta questa storia, di modo che tutto sia trasparente e venga spinto al limite ogni minimo dubbio. Un piccolo aiuto può servire ad aiutare a risolvere un enorme problema. E a ridare vita e speranza ad Alessandra e alla sua famiglia.

Qui sotto sono riportati alcuni passi del sito (http://www.alessandrab.com), e della documentazione sul caso.

"HANNO USATO LA MIA MALATTIA PER FARE DI MIO PADRE UN MOSTRO!"

Ho accusato mio padre, l'ho accusato ingiustamente 7 anni fa, di violenza sessuale nei miei confronti, mentre ero ricoverata in una clinica neuropsichiatrica in seguito ad un incidente. Per più di due anni ho assunto vari tipi di psicofarmaci, i quali mi provocavano allucinazioni, sonnolenza, e vari disturbi della personalità. In clinica ero completamente cambiata, non ero più me stessa. Sono arrivata al punto di tentare il suicidio undici volte, sia per la mia condizione in ospedale, sia per i sensi di colpa per quel che avevo inventato sul conto di mio padre, e sia per ribellarmi ai medici, e ai giudici, perché non mi credevano; ed io non riuscivo a capire perché non volessero ascoltarmi, perché non mi davano retta. Scappai dall'ospedale più volte, ma fui sempre ritrovata dalla polizia, e ricondotta in quel "carcere mentale". Lo psichiatra attraverso il quale accusai mio padre non ha mai creduto alla mia ritrattazione, e non ci crede tuttora. Compiuta la maggior età dovetti mettere la firma per uscire dall'ospedale, perché secondo i medici, avrei dovuto essere chiusa in una comunità. Io invece volevo tornare a casa mia. Dio, quanto lo volevo! Dopo due anni di inferno: chiusa a chiave, senza lenzuola né armadi nella stanza; sola e con una telecamera puntata 24 ore su 24. Tornai a casa a riabbracciare la mia famiglia. Ma mi accorsi che mio padre non c'era. Quando capii tutta la situazione, volli parlare con il PM, perché volevo che mettesse per iscritto che mi ero inventata tutto. Ma non servì a nulla. Mio padre fu condannato a dodici anni al processo di primo grado a Sondrio, nonostante io avessi di nuovo ritrattato ogni accusa, e nonostante fossi risultata dalla visita ginecologica ancora vergine. In appello però, a Milano, mio padre fu assolto. I giudici credettero a me, ad Alessandra, e non a quella ragazza rinchiusa nella stanza buia della clinica. Questo, grazie anche alla perizia psichiatrica del prof. Gianluigi Ponti, il quale affermò che in ospedale ero "incapace di intendere e di volere, e" dunque "inidonea a rendere testimonianza"; mentre una volta uscita ero "perfettamente capace di intendere e di volere". La corte di cassazione però annullò la sentenza, ed in appello mio padre fu di nuovo condannato, a otto anni. Ci fu un ulteriore rigetto della cassazione, e una nuova condanna ad otto anni in appello. Il 9 aprile 1999 la cassazione emette sentenza definitiva di condanna. Il processo è chiuso!

Sono anni che continuo ad urlare l'innocenza di mio padre!

Non è possibile che nessuno mi creda!

Anche se so che è molto difficile, sto raccogliendo nuove prove per una possibile riapertura del processo. Nel frattempo, anche se amaramente, il 25 marzo ho chiesto la grazia al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Di

modo che mio padre possa di nuovo stare vicino alla sua famiglia, e continuare a lottare assieme a noi.

Il giorno 3 novembre mi è stato notificato il rifiuto della mia richiesta di grazia. Anche se è un atto di clemenza che il presidente può, e non deve, concedere, io dico che non è giusto!

Ma io non mi fermo!

Domande più frequenti

  • Perchè la tua ritrattazione non ha più valore?

Perchè io ho ritrattato davanti al PM di Sondrio dopo 15 giorni dall'ultima dichiarazione al PM di Milano, 7 anni fa. La mia ritrattazione è quindi stata già valutata in tutti i gradi di giudizio. Se avessi ritrattato ora, dopo 7 anni, il processo si sarebbe potuto riaprire subito, perchè sarebbe stata una nuova prova.

  • Perchè i giudici non ti hanno creduta?

E' solo questione di interpretazione. Posso solo dire che il prof. Gianluigi Ponti, luminare di psichiatria forense, mi ha giudicato capace di intendere e di volere uscita dall'ospedale, e non in clinica mentre assumevo psicofarmaci,ed ero "psicologicamente instabile". Secondo i giudici invece ero capace di intendere in ospedale, e non una volta uscita e guarita.

  • Cosa speri di ottenere?

Anzitutto giustizia.Voglio poter essere ascoltata e creduta. Voglio riuscire a riaprire il processo, perchè ritengo che molte cose (forse tutte!) non sono state valutate nel modo giusto.

Perchè stai raccolgiendo firme?

Perchè avere sostegno da parte della gente, spero possa influire sulla mia nuova richiesta di grazia al Presidente Ciampi. E anche come sostegno per la lotta alla riapertura del processo. 

  • Perché hai raccontato certe cose?

Un giorno un tale (FREUD) disse: " Non pretendete che io abbia soluzioni semplici per ciò che semplice non è..."

Ovviamente qui non c'è lo spazio necessario per poter a quel perchè. Sul mio sito ho pubblicato parte di quel lungo e complicato percorso che ha compiuto la mia mente in ospedale. Non c’è un unico ed esaustivo perché che possa spiegare tutto… poiché i motivi sono stati molti. Se volete saperne di più, scrivetemi! Domandate! Perchè è anche grazie alle domande che per anni mi sono state poste, che sono riuscita a ricordare sempre più i miei giorni in ospedale. E ad accettare il mio grande e grave errore!

 

Per contattare Alessandra via e-mail scrivete ad alessandra@alessandrab.com