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"HANNO USATO LA MIA MALATTIA PER FARE DI MIO PADRE UN MOSTRO"
Ho accusato mio padre, l'ho accusato ingiustamente 7 anni fa, mentre ero ricoverata in una clinica neuropsichiatrica in seguito ad un incidente. Per più di due anni ho assunto vari tipi di psicofarmaci, i quali mi provocavanoallucinazioni, sonnolenza, e vari disturbi della personalità. In clinica ero completamente cambiata, non ero più me stessa. Sono arrivata al punto di tentare il suicidio undici volte, sia per la mia condizione in ospedale, sia per i sensi di colpa per quel che avevo inventato sul conto di mio padre, e sia per ribellarmi ai medici, e ai giudici, perché non mi credevano; ed ionon riuscivo a capire perché non volessero ascoltarmi, perché non mi davano retta. Scappai dall'ospedale più volte, ma fui sempre ritrovata dalla polizia, e ricondotta in quel "carcere mentale". Lo psichiatra attraverso il quale accusai mio padre, dott. Giorgio R., non ha mai creduto alla miaritrattazione, e non ci crede tuttora. Egli è l'unico medico che ha visto nelle crisi pseudo-epilettiche che avevo in quel periodo, un amplesso; secondo lui, "simulavano un atto sessuale.".Compiuta la maggior età dovetti mettere la firma per uscire dall'ospedale, perché secondo i medici, avrei dovuto essere chiusa in una comunità. Io invece volevo tornare a casa mia. Dio, quanto lo volevo! Dopo due anni di inferno e di torture: chiusa a chiave, senza lenzuola né armadi nellastanza; sola e con una telecamera puntata 24 ore su 24. Tornai a casa a riabbracciare la mia famiglia. Ma mi accorsi che mio padre non c'era. Quando capii tutta la situazione, volli parlare con il p.m.,perché volevo che mettesse per iscritto che mi ero inventata tutto. Ma non servì a nulla. Mio padre fu condannato a dodici anni al processo di primo grado a Sondrio, nonostante io avessi di nuovo ritrattato ogni accusa, e nonostante fossi risultata dalla visita ginecologica ancora vergine. Inappello però, a Milano, mio padre fu assolto. I giudici credettero a me, ad Alessandra, e non a quella ragazza rinchiusa nella stanza buia della clinica. Questo, grazie anche alla perizia del prof. Gianluigi Ponti, il quale affermò che in ospedale ero "incapace di intendere e di volere, e" dunque "inidonea a rendere testimonianza"; mentre una volta uscita ero "perfettamente capace di intendere e di volere".La corte di cassazione però annullò la sentenza, ed in appello mio padre fu di nuovo condannato, a otto anni. Ci fu un ulteriore rigetto della cassazione, e una nuova condanna ad otto anni in appello. Il 9 aprile 1999 la cassazione emette sentenza definitiva di condanna. Il processo è chiuso!Sono anni che continuo ad urlare l'innocenza di mio padre! Non è possibile che nessuno mi creda! Anche se so che è molto difficile, sto lavorando per una possibile riapertura del processo. Nel frattempo, anche se amaramente, il 25 marzo ho chiesto la grazia al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Di modo che mio padre possa di nuovo stare vicino alla sua famiglia, econtinuare a lottare assieme a noi. Il giorno 3 novembre mi è stato notificato il rifiuto della mia richiesta di grazia. Anche se è un atto di clemenza che il presidente può, e non deve, concedere, io dico che non è giusto!
Potete trovare informazioni al sito: http://www.alessandrab.com oppure scrivermi : alessandra@alessandrab.com A questa e-mail ho allegato un foglio per la raccolta delle firme. Chi volesse aiutarmi può spedire il foglio a questo indirizzo :
Avv. Luigi la Marca viale Certosa 3 20133 Milano, ITALY
Con una firma vi chiedo di sostenermi, sperando che possa servire a far sentire ancor di più la mia voce, e a farmi sentire un po' meno sola davanti a quest'ingiustizia.Vi ringrazio di cuore,
Alessandra D. B. |