ATTUALITÀ ESCLUSIVO IL DIARIO DELLA RAGAZZA CHE ACCUSÒ IL PADRE DI VIOLENZE E POI RITRATTÒ
Il vero segreto di Alessandra

Ai giudici racconta molestie e sevizie, a se stessa nega tutto. Poi si pente ma nessuno le crede. Viaggio nelle carte di un processo inquietante.

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MARCELLA ANDREOLI 22/9/2000
a. roveri/panorama
CIAMPI, AIUTAMI Alessandra, 24 anni, oggi studente in legge. Sette anni fa accusò il padre di violenze. «Mi sono inventata tutto, chiedo al presidente Ciampi di concedere la grazia a papà».

Alessandra è uno scricciolo: occhi scuri e dolci; capelli neri, lunghi e riccioluti. Mostra meno di 15 anni e ne ha invece 24. Studia legge, forse per risolvere una incredibile storia che le ha sconvolto la vita. Ha accusato suo padre di averla violentata. Accadeva sette anni fa. Ora Alessandra si è rivolta al presidente della Repubblica perché conceda la grazia al suo papà. «È un uomo meraviglioso» sussurra. Disse così anche all'avvocato Luigi la Marca di Milano: «Mio padre è innocente, mi sono inventata le accuse contro di lui». Spiega il legale: «Si presentò pochi mesi fa nel mio ufficio e cominciò a raccontare. Rimasi stupito».

La storia lascia davvero allibiti. Sette processi, tanti sono quelli che si sono celebrati per le violenze su Alessandra. Due anni di carcerazione preventiva per il padre Giovanni, prima condannato poi assolto e infine condannato e che ora è latitante: un uomo di 61 anni, aitante e sportivo, titolare di una pizzeria in Valtellina, sposato con Giuseppa, sua coetanea, e padre di tre figlie.
Alessandra è la più piccola. «E la più coccolata» come lei stessa sostiene. Ciononostante ha accusato suo padre di nefandezze inenarrabili, soprusi e violenze, masturbazioni e penetrazioni. Persino di rapporti particolari con il cane di casa. Mentiva allora Alessandra, quando firmava dettagliati verbali di interrogatorio, o mente oggi nel tentativo di riportare pace nella sua famiglia ormai a pezzi?

Panorama ha letto tutti gli atti di causa, migliaia di pagine fra verbali, sentenze e perizie psichiatriche. E ha scorso anche il diario che la ragazza scriveva sul suo computer portatile. «Non so più cosa fare, chi sono, dove sono, dove andare e come agire». È il 1°; aprile 1993, Alessandra annota le sue pene. Allora aveva 16 anni, da oltre due mesi era ricoverata nell'ospedale neurologico Mondini di Pavia. Era stata vittima di un incidente stradale. Lei era in bicicletta, un'auto l'aveva investita e da quel giorno era andata sempre peggio: tentativi di suicidio, strani silenzi, fughe improvvise.
«Ho paura, c'è l'uomo nero» urla Alessandra sul letto dell'ospedale. La ragazza si dimena, visibilmente simula amplessi e orgasmi. Rivela chiare turbe della sessualità. I medici si allarmano. Cosa nasconde lo scricciolo? Chi è «l'uomo nero»? Entra in scena non il padre, ma un suo conoscente: un uomo che frequenta la pizzeria, che molesta le ragazzine. «Papà sa tutto di quell'uomo, ma non dice nulla» confida Alessandra ai medici. E i medici convocano la famiglia al completo. «È vero, quel tizio ci molestava. E papà non ci ha mai difese» denunciano le sorelle. Brutta storia. Ma non è che l'inizio.

 
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