ATTUALITÀ ESCLUSIVO IL DIARIO DELLA RAGAZZA CHE ACCUSÒ IL PADRE DI VIOLENZE E POI RITRATTÒ

Il vero segreto di Alessandra


Ai giudici racconta molestie e sevizie, a se stessa nega tutto. Poi si pente ma nessuno le crede. Viaggio nelle carte di un processo inquietante.


di   
MARCELLA ANDREOLI
22/9/2000

Alessandra comincia ad accusare il padre. «C'è un segreto fra di noi». Descrive giochi erotici, iniziati quando aveva soltanto tre anni. «Mio padre agiva con dolcezza...». I medici avvisano la polizia. L'8 aprile 1993 arriva all'ospedale un commissario, Stefanina Chiosi De Bellis. La ragazzina è molto turbata. Il giorno prima ha incontrato sua madre. «E la mamma mi ha consigliato di lasciar perdere perché lei si sarebbe separata da papà e dunque io non l'avrei più visto» svela alla poliziotta. La paginetta del verbale di interrogatorio si chiude con una frase angosciante: «Non vorrei che fossero successe tutte quelle cose brutte che ho subito da bambina».

La ragazza dice la verità? Oppure l'isteria che la opprime le stimola la fantasia per essere al centro dell'attenzione? Vengono subito interrogate la madre e le due sorelle. La madre rivela che Alessandra dice la verità solo su un punto: gli atti di libidine del frequentatore della pizzeria. Ma sul marito mette le mani sul fuoco. Certo è «un marito e padre padrone, nel senso che vuole comandare lui, mi maltratta, mi picchia. Le figlie a volte le tratta bene anche viziandole, a volte le picchia. Mio marito è andato a scuola in un istituto di frati, ha ricevuto una educazione molto religiosa. È vero che legge giornali pornografici. È vero che faceva la doccia con le figlie quando erano piccole. Anche con Alessandra. Ha però smesso quando io ho cominciato a fare osservazioni».
Le sorelle confermano il racconto della madre: papà manesco («Ci ha sempre picchiate con pugni e schiaffi»); papà un po' strano («Ci siamo lamentate con la mamma perché dovevamo fare la doccia insieme e lei diceva che dovevamo farla sennò lui si sarebbe arrabbiato»). Ma non solo: il papà è anche omosessuale. Gli inquirenti, che hanno posto sotto controllo il suo telefono, ascoltano conversazioni dal contenuto inequivocabile. Spiega la sorella maggiore: «È vero che nostro padre ha tendenze omosessuali: l'ho notato con i camerieri della nostra pizzeria».

Un quadro raccapricciante. Ma il punto cruciale è uno solo: Alessandra racconta la verità oppure su un vissuto familiare così inquietante tende a ingigantire i fatti? La polizia interroga il medico che ha in cura la ragazza, il dottor Giorgio Rossi. «Alessandra, ora che ha parlato, mi appare liberata, contenta che il padre venga punito». La giovane, nel suo diario, annota però cose ben diverse: «È stata dura, anche perché loro insistevano (nel volere la sua confessione, ndr)». Al commissario Chiosi De Bellis spiega: «Non so descrivere i rapporti sessuali con mio padre, mi sento in colpa perché sono stata consenziente sino all'adolescenza». Comprensibile pudore o prima crepa nelle sue confessioni?
Il 3 maggio 1993 il padre viene arrestato. Si professa innocente. È vero, aveva intuito che quel suo cliente in pizzeria stava troppo appiccicato alle sue figliole, lui se ne era lamentato con alcuni amici che però gli avevano consigliato di non sporgere denuncia. Poi descrive il rapporto «normalissimo» con la figlia prediletta, una ragazza che prima del ricovero era davvero in gamba, faceva molto sport, sci e pattinaggio a livello agonistico, e poi calcio, nuoto, bicicletta... Svela che Alessandra gli ha fatto telefonate dall'ospedale: «Mi diceva che mi voleva tanto bene, che non vedeva l'ora di vedermi e che era preoccupata perché le avevano fatto dire, in stato confusionale, cose non vere».

La ragazza viene sottoposta a visita ginecologica. Dovrebbe essere la prova del nove. Ma in questa storia stupefacente persino una diagnosi medica non risolve i rebus. «Si nota una incisura profonda dell'imene, con neovascolarizzazioni su tutte le facce interne delle piccole labbra» descrive la dottoressa Cristina Maggioni della clinica Mangiagalli di Milano. L'incisura, però, «può essere congenita», «non si può escludere completamente una conformazione congenita dell'imene». In parole povere: Alessandra può essere ancora vergine. Scientificamente non è accertabile il contrario. Rimane solo la sua parola.
La giovane scrive sul diario: «Papà è in prigione. Voglio farlo uscire... Mi sono inventata tutto». A Panorama ora dice: «Ero imbottita di psicofarmaci, non mi rendevo conto delle conseguenze delle mie false confessioni. Parlare con i medici e la polizia, raccontare che ero stata vittima di atti sessuali, per me era un modo per ricevere attenzione, uscire dall'anonimato della corsia».



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