ATTUALITÀ ESCLUSIVO IL DIARIO DELLA RAGAZZA CHE ACCUSÒ IL PADRE DI VIOLENZE E POI RITRATTÒ
Il vero segreto di Alessandra

Ai giudici racconta molestie e sevizie, a se stessa nega tutto. Poi si pente ma nessuno le crede. Viaggio nelle carte di un processo inquietante.

 
di   
MARCELLA ANDREOLI
22/9/2000
 

«È vero, ve lo confermo. Ho raccontato un sacco di bugie» ripeterà Alessandra in tribunale. È il 9 maggio 1994. La giovane si mostra «intelligente, astuta, vigile». Ma non viene creduta. Il pubblico ministero produce una lettera del padre inviata dal carcere ad Alessandra soltanto pochi mesi prima («Questo grazioso animaletto che fra l'altro ti assomiglia e cambia il pelo, ti possa ricordare che l'affetto del tuo papà è immutato»). Gli elementi accusatori vengono ritenuti probanti: 12 anni per il genitore, sei anni per il frequentatore della pizzeria. Alessandra piange, si scaglia contro il tribunale.

Solo in secondo grado, al processo d'appello, verrà creduta. I giudici chiedono una perizia psichiatrica su di lei. I risultati sono sconcertanti: Alessandra è egocentrica, soffre di narcisismo acuto, è in grado di simulare persino crisi epilettiche, ha una capacità innata di manipolare la realtà. «Ha accusato il padre» sostiene il professor Gianluigi Ponti dell'Università di Milano, esperto in psicopatologia forense e in criminologia, «per punirlo per le violenze e i tradimenti contro la madre». Risultato: il padre viene assolto. Cade in prescrizione il reato di libidine contestato all'avventore della pizzeria. È il 6 febbraio 1995.
L'iter processuale non si blocca. Ricorso in Cassazione e nuovo giudizio. Secondo ricorso in Cassazione e terzo giudizio. La sentenza finale della Cassazione: otto anni di reclusione. Il padre di Alessandra è uccel di bosco. «Solo il presidente Ciampi, con la grazia, potrebbe farlo tornare a casa» sospira lo scricciolo.

UN'ODISSEA GIUDIZIARIA
16 maggio 1994 - il tribunale di Sondrio condanna il padre di Alessandra a 12 anni.
6 febbraio 1995 - la Corte d'appello di Milano lo assolve.
13 ottobre 1995 - la Cassazione annulla.
20 giugno 1996 - la Corte d'appello di Milano infligge 8 anni.
15 ottobre 1997 - la Cassazione annulla.
28 maggio 1998 - la Corte d'appello di Milano infligge 8 anni.
9 aprile 1999 - la Cassazione conferma la condanna.